sabato 14 marzo 2015

Recesso e Risoluzione del Contratto


Spesso si nota confusione nell'esercizio dei rimedi attinenti al recesso e alla risoluzione del contratto. Talvolta -forse erroneamente- i contratti prevedono contemporaneamente il versamento di una caparra, che consente il recesso, e la fissazione di un termine essenziale oppure la pattuizione di una clausola risolutiva espressa. Il problema, però, è quello che, una volta che si sia verificata la risoluzione di diritto del contratto, il recesso non è più esercitabile perché il contratto è già privo di effetti: in tali casi, dunque, la caparra non può più essere trattenuta, essendo al più necessario instaurare un giudizio per il risarcimento del danno. Questo almeno è l'orientamento delle Sezioni Unite sul rapporto tra recesso e risoluzione, che una recente sentenza del Tribunale di Treviso non ha seguito.

Recesso e risoluzione: si può recedere dal contratto e trattenere la caparra se il contratto è già risolto?

Il tema riguarda tutte le ipotesi in cui la risoluzione possa avvenire di diritto: come conseguenza della diffida ad adempiere in cui si manifesti la volontà di considerare il contratto risolto; come conseguenza della scadenza di un termine essenziale; o, ancora, nell'ipotesi in cui la parte si avvalga della clausola risolutiva espressa.
In tutti questi casi la risoluzione del contratto avviene stragiudizialmente, per cui astrattamente non pare più possibile il recesso.

Recesso e Risoluzione: la sentenza del Tribunale di Treviso e le Sezioni Unite della Cassazione.

La Sentenza Trib. Treviso 19 marzo 2013 indica che  "la parte non inadempiente che abbia intimato diffida ad adempiere alla controparte, espressamente dichiarando, in caso di persistente inadempimento, la risoluzione di diritto del contratto allo spirare del termine ivi contemplato, può successivamente rinunciare alla diffida ed al suo effetto risolutivo, anche a mezzo di comportamenti concludenti, ed esercitare il diritto di recesso ex art. 1385 c.c.".
Tale indicazione peraltro non è isolata, giacché in passato anche Cass. 10 febbraio 2003, n. 1952 (peraltro in una causa seguita dal nostro studio legale di avvocati a Venezia e Treviso) aveva indicato, in una causa in cui l'attore aveva in un primo momento agito con la risoluzione e poi modificato la domanda in recesso,  che "rientra nell’autonomia privata la facoltà di rinunciare agli effetti della risoluzione del contratto per inadempimento".
Dunque, da tale profilo, il fatto che si sia verificata la risoluzione del contratto non sembrerebbe d'ostacolo essendo possibile, in luogo di agire per il risarcimento del danno, rinunciare alla risoluzione, recedere dal contratto e trattenere la caparra (o richiedere il doppio).
Ma si tratta, in realtà, di un orientamento superato giacché le Sezioni Unite oramai ritengono che "la rinuncia all'effetto risolutorio da parte del contraente non adempiente non può ritenersi in alcun modo ammissibile, trattandosi di effetto sottratto, per evidente voluntas legis, alla libera disponibilità del contraente stesso" (Cass. Sez. Un., 14 gennaio 2009. n. 553).

Le conseguenze in tema di recesso e risoluzione.

Tale ultimo principio concernente il rapporto tra recesso e risoluzione, se non considerato, può avere una rilevante incidenza sui contratti: in effetti, frequentemente capita di vedere atti, anche notarili, in cui vi è la pattuizione di un termine essenziale e contemporaneamente la dazione di una caparra.
Tutte le volte in cui si possa immaginare più conveniente il recesso (perché ad esempio il danno che può astrattamente subire la parte sia modesto o di difficile quantificazione), ove sia pattuita una caparra sarebbe bene evitare l'inserimento di clausole che possano far risolvere automaticamente il contratto. Allo stesso modo, quando si invia una diffida ad adempiere indicando che, in caso di perdurante inadempimento, il contratto di dovrà considerare risolto oppure in cui ci si avvalga di una clausola risolutiva espressa, bisogna avere presente che, così facendo, si perde il recesso e la possibilità di richiedere la caparra.
Vi capita di vedere contratti con tali problematiche che coinvolgono il rapporto tra recesso e risoluzione?
di Marco Ticozzi
Studio Legale Avvocati a Treviso e Venezia


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Avv. Prof. Marco Ticozzi

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Avv. Prof. Marco Ticozzi

Professore Aggregato di Diritto Privato presso l'Università Ca' Foscari Venezia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Venezia con studio a Venezia, Treviso, Vicenza e Roma.

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