martedì 23 giugno 2015

Anatocismo e Conto Corrente Aperto


Le recenti sentenze della S.C. in tema di anatocismo bancario distinguono i versamenti in conto corrente a seconda che abbiano natura solutoria o ripristinatoria. Distinzione che è stata operata in relazione alla necessità di valutare quando la prescrizione in materia di anatocismo bancario decorra dal singolo versamento o, piuttosto, dalla chiusura del conto.
Tali decisioni, peraltro, hanno indicato principi (per i quali si rinvia al post Anatocismo bancario e Prescrizione) da cui ne deriva uno ulteriore, spesso trascurato: la domanda avente ad oggetto la ripetizione dell’indebito costituito dagli interessi anatocistici illegittimamente capitalizzati può essere proposta solo se il conto corrente non sia aperto.


Anatocismo e conto aperto: è ammissibile la domanda di ripetizione di interessi anatocistici ove il conto sia aperto?

Come anticipato, la giurisprudenza più recente indica che, in presenza di un conto corrente aperto , la domanda di condanna derivante da una contestazione in tema di anatocismo bancario è inammissibile: così Cass., 15.1.13, n. 798 ha sottolineato proprio come “è ripetibile la somma indebitamente pagata e non già il debito sostenuto come illegale”.
Il presupposto per la restituzione dell'indebito è che esista un pagamento, vale a dire un versamento solutorio: situazione che si verifica quando il versamento avviene in un conto scoperto in assenza di un'apertura di credito oppure quando il limite dell'apertura di credito è stato superato. La sentenza Cass., 15.1.13, n. 798, infatti, ponendosi sulla scia delle note Sezioni Unite in materia, indica che: "nel caso che durante lo svolgimento del rapporto il correntista abbia effettuato non solo prelevamenti, ma anche versamenti, in tanto questi ultimi potranno essere considerati alla stregua di pagamenti, tali da poter formare oggetto di ripetizione (ove risultino indebiti), in quanto abbiano avuto lo scopo e l'effetto di uno spostamento patrimoniale in favore della banca. Questo accadrà qualora si tratti di versamenti eseguiti su un conto "scoperto" (cui non accede alcuna apertura di credito a favore del correntista, o quando i versamenti siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell'accreditamento) e non, viceversa, in tutti i casi nei quali i versamenti in conto, non avendo il passivo superato il limite dell'affidamento concesso al cliente, fungano unicamente da atti ripristinatori della provvista della quale il correntista può ancora continuare a godere."
Come correttamente evidenzia la Cassazione, pertanto, l'annotazione rilevabile dagli estratti conto di una posta di interessi (o di altri oneri) illegittimamente addebitati dalla banca al correntista non basta di per sé a trasformare quel versamento in un indebito: dunque, il correntista sulla base di tali mere annotazioni non può agire per la ripetizione di un pagamento che, in quanto tale, da parte sua non ha ancora avuto luogo. La Corte, infatti, precisa: "di pagamento, nella descritta situazione, potrà dunque parlarsi soltanto dopo che, conclusosi il rapporto di apertura di credito in conto corrente, la banca abbia esatto dal correntista la restituzione del saldo finale, nel computo del quale risultino compresi interessi non dovuti e, perciò, da restituire se corrisposti dal cliente all'atto della chiusura del conto".

Dunque è possibile agire in giudizio per la contestazione dell'anatocismo bancario solo in presenza di un conto chiuso?

Come indica la Cassazione, la domanda di ripetizione di indebito per anatocismo bancario è proponibile solo se il conto corrente non sia aperto.
Di conto non più aperto di può parlare ad esempio quando il correntista abbia esercitato il recesso dal rapporto oppure quando la banca abbia risolto il contratto per l'inadempimento del correntista stesso. Per cui, nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo, in cui il cliente contesta il saldo del rapporto richiesto dall’istituto di credito per la presenza di anatocismo bancario, la domanda riconvenzionale in cui si contesta l’addebito di interessi o di altri oneri non dovuti è ammissibile, essendo in quel caso il conto corrente certamente non più aperto.
Quando l’azione è proposta dal correntista in via principale, invece, resta la necessità di accertarsi della previa chiusura del rapporto di conto corrente: se vi è anatocismo e il conto è aperto la domanda di ripetizione di indebito è inammissibile.
Ma anche in presenza di un conto corrente aperto, se vi è anatocismo, resta la possibilità di agire in giudizio. Non con un'azione di condanna, come detto, perché non vi è ancora stato un pagamento di indebito, ma con un'azione di accertamento della nullità della clausola che prevede la capitalizzazione trimestrale degli interessi: infatti “il correntista potrà agire per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell’addebito si basa (allo scopo eventualmente di recuperare una maggiore disponibilità di credito, nei limiti del fido accordatogli)” (Cass., 15.1.13, n. 798).
In tale ipotesi, dunque, effettuato il calcolo dell'anatocismo, il giudice potrà accertare quale sia il saldo corretto del conto a una certa epoca, pur non potendo condannare la banca a un pagamento se residui un attivo in favore del correntista.
di Marco Ticozzi
Studio legale avvocati a Treviso e Venezia


Rinviamo a tutti gli altri post in tema di Anatocismo Bancario.

8 commenti :

  1. Slave, vorrei conoscere il suo parere in merito alla possibilità che il conto-corrente venga poi chiuso in corso di giudizio. In tale ipotesi la causa di inammissibilità della domanda verrebbe meno oppure, dovendosi fare riferimento alla data di proposizione della causa, la domanda resterebbe inammissibile ?
    Grazie.

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  2. La ringrazio della domanda, alla quale non è facile rispondere: potrebbe cambiare la valutazione a seconda che si consideri la chiusura del conto come ragione di procedibilità o invece di ammissibilità della domanda.
    A mio avviso è un motivo di ammissibilità. La richiesta di ripetizione di indebito può essere fatta solo in relazione a un pagamento eseguito e non dovuto: fino a che il conto non sia chiuso, di pagamento non si può parlare. Non credo quindi sia ammissibile la domanda fatta con il conto aperto, che resta inammissibile anche se il conto viene chiuso in corso di causa, dovendo essere valutata la situazione al momento della proposizione della domanda.

    Anche perché, a livello pratico, con il conto aperto non sarebbe possibile neppure una completa ricostruzione del rapporto: se viene chiuso dopo la scadenza dei termini istruttori, come si prova quel che è accaduto dopo e, ad esempio, il passivo che si è venuto a creare e che dovrebbe essere compensato con il credito per l'anatocismo da restituire?
    La banca, infatti, potrebbe non aver proposto originariamente una domanda riconvenzionale perché all'epoca non vi era passivo: se la domanda (di condanna) fosse comunque ammissibile in caso di conto aperto poi chiuso ci si troverebbe nella situazione per cui il cliente avrebbe diritto alla restituzione dell'anatocismo e la banca sarebbe senza possibilità di far valere il suo credito, se non in un successivo giudizio.
    Ciò a dire che la considerazione giuridica per cui la chiusura del rapporto deve essere considerata una ragione di ammissibilità della domanda e non di procedibilità, trova conforto anche in una valutazione pratica e del diritto di difesa.
    Diverso potrebbe essere in caso di domanda di accertamento, che come segnalato è ammissibile: in quel caso non vi sarebbe lesione alcuna, perché la decisione accerterebbe il saldo corretto a una certa epoca lasciando impregiudicata l'azione delle parti in relazione alle successive modificazioni del rapporto contrattuale.

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  3. Salve. Nel caso di cui mi sto occupando il conto corrente affidato è ancora aperto ( la banca invia gli e/c ) ed è incorso la causa di ripetizione degli interessi anatocistici. La banca ha spiegato domanda riconvenzionale e posto il conto a sofferenza ( nella centrale Banca d'Italia). Il comportamento della banca non equivale ad una revoca degli affidamenti e implicita chiusura del conto, avendo la stessa richiesto in riconvenzionale il saldo? Al correntista è infatti impedita qualsiasi operazione sul conto, pertanto vorrei sostenere che il conto è di fatto chiuso. Cosa ne pensa?

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    Risposte
    1. In effetti una parte della giurisprudenza considera illegittima la segnalazione se manchi la preventiva revoca del rapporto di conto corrente: Trib. Bari 24.1.2008, in Danno e Resp., 2008, 881; Trib. Milano 19.2.2001, in Giur. it 2002, 334. Se la banca ha proceduto senza revoca e, quindi, con il conto aperto, forse il comportamento è contestabile ed è quindi possibile richiedere la cancellazione e i danni che ne siano derivati: ritengo tuttavia che da ciò non sia desumibile -se, come mi pare di capire, nelle comunicazioni non vi siano indicazioni al riguardo- una volontà di risolvere il contratto. Anche il fatto di proporre una domanda riconvenzionale in cui si chiede il saldo del conto corrente aperto non manifesta una volontà di risolvere il rapporto: per cui anche tale domanda potrebbe essere dichiarata inammissibile, essendo appunto il conto aperto.
      Ritengo, soprattutto, che non sia possibile ritenere tacitamente risolto il contratto: generalmente la giurisprudenza esclude tale possibilità nelle ipotesi di contratti (come quello di conto corrente) per i quali sia prevista la forma scritta a pena di validità.
      Se la banca tiene il conto aperto ma non ne consente l'utilizzo, potrebbe essere contestato l'inadempimento al contratto e ciò per risolverlo: si potrebbe poi tentare di utilizzare la chiusura in corso di giudizio del rapporto di conto corrente che derivi da tale risoluzione per far decidere nel merito la domanda. Ciò solo ove si ritenga, e io ho forti perplessità al riguardo, che la chiusura del conto corrente sia una condizione di procedibilità e non di ammissibilità della domanda: per tale aspetto rinvio al precedente commento.

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  4. Personalmente, a mio modesto avviso non vi è differenza tra il caso in cui la banca chieda ed ottenga decreto ingiuntivo (e in tal caso non vi sarebbe dubbio sulla revoca del conto) e quello in cui vanti il credito con domanda riconvenzionale.

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  5. Concordo col collega Di Napoli ed in più allego un vecchio precedente della Suprema Corte di Cassazione. “La richiesta del saldo immediato dell'intero scoperto del saldo di un conto corrente, può valere come manifestazione di volontà di recesso” (Cass. n. 3572/1968).Si tratta in ogni caso di improcedibilità della sola condanna, non di inammissibilità dell'azione, tenuto conto anche del principio della ragionevole durata del processo.

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  6. Egregio Collega,
    nel caso in cui il conto corrente risulti chiuso per recesso della banca ma con un saldo negativo, ritiene che si possa agire per la ripetizione d'indebito (nonostante il saldo negativo) o con un'azione di accertamento e conseguente rettifica del saldo?
    Cordialmente,
    Pietro

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  7. Se c'è stato il recesso, il rapporto è chiuso e, dunque, è a mio avviso possibile proporre una domanda di ripetizione dell'indebito. Ovviamente, se vi è un astratto credito della banca, il giudice condannerà la stessa a una restituzione effettiva se le somme addebitate illegittimamente superano il saldo passivo finale.

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Avv. Prof. Marco Ticozzi

Avv. Prof. Marco Ticozzi

Avv. Prof. Marco Ticozzi

Professore Aggregato di Diritto Privato presso l'Università Ca' Foscari Venezia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Venezia con studio a Venezia, Treviso, Vicenza e Roma.

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