mercoledì 19 agosto 2015

Usura degli Interessi Moratori: sono dovuti gli Interessi Corrispettivi?

In precedenti post in tema di usura bancaria abbiamo già indicato come alcuni sostengano che la sentenza Cass. 9 gennaio 2013, n. 350 abbia introdotto il principio della sommatoria degli interessi corrispettivi e di quelli moratori ai fini della verifica dell’eventuale esistenza di interessi usurari: come osservato nel post Mutui Usurari e Interessi di Mora, però, si tratta di una soluzione non condivisibile, che fa dire a tale sentenza ciò che non dice.
Ma anche a valutare i tassi corrispettivi e quelli moratori singolarmente, restano le problematiche: cosa accade se si verifica l’usurarietà degli interessi moratori e non di quelli corrispettivi? Le conseguenze che coinvolgono i tassi moratori si riverberano sui tassi corrispettivi?




Usura dei Tassi Moratori e Tassi corrispettivi: la tesi della validità di quelli Corrispettivi.

La questione non è di poco conto se si considera che, mentre sembra improbabile che le banche pattuiscano tassi corrispettivi usurari all’origine (il che può capitare ad esempio perché non abbiano considerato le commissioni di massimo scoperto o altri oneri in passato non valutati ai fini dell'usura), è più facile che il superamento del tasso soglia riguardi gli interessi moratori, solitamente determinati mediante meccanismi di maggiorazione degli interessi corrispettivi.
Alcune recenti sentenze prendono posizione su tale questione: si tratta dell’ordinanza 28 gennaio 2014 del Tribunale di Napoli, quinta sezione civile - dott. Ardituro  e dell’ordinanza 28 gennaio 2014 del Tribunale di Milano - dott.ssa Cosentini.
In entrambi i casi i procedimenti erano instaurati dai mutuatari che chiedevano la restituzione o la compensazione con diversi controcrediti degli interessi usurari pagati sul mutuo, invocando proprio i principi in tesi derivanti della nota sentenza Cass. 9 gennaio 2013, n. 350: l’assunto era che i due diversi tassi (moratori e corrispettivi) cumulati tra loro conducessero a un evidente superamento, già in sede di stipulazione del contratto, del tasso soglia d’usura.
Entrambe le decisioni hanno anzitutto negato l’esistenza di un vincolo di interdipendenza tra la pattuizione degli interessi corrispettivi e quella degli interessi moratori ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d'usura, trattandosi di interessi dovuti in alternativa: sul punto rinviamo al nostro post Mutui Usurari e Interessi di Mora sulla lettura corretta della sentenza della Suprema Corte sopra richiamata.
Ma -e questo è l’aspetto rilevante ora in considerazione- entrambi i Tribunali hanno limitato le conseguenze dell’usurarietà degli interessi moratori all’invalidità della sola clausola con cui sono stati pattuiti i tassi di mora, senza coinvolgimento degli interessi corrispettivi che dovrebbe allora continuarsi ad applicare.
E così Tribunale di Milano 28 gennaio 2014 afferma che “nel condividersi il principio affermato dalla Corte secondo cui la verifica del rispetto del soglia d’usura va estesa alla pattuizione del tasso di mora, ne consegue che, ove detto tasso risultasse pattuito in termini da superare il tasso soglia rilevato all’epoca della stipulazione del contratto, la pattuizione del tasso di mora sarebbe nulla, ex art. 1815 comma 3 c.c. (e quindi non applicabile), con l’effetto che, in caso di ritardo o inadempimento, non potrebbero essere applicati interessi di mora, ma sarebbero unicamente dovuti i soli interessi corrispettivi (ove pattuiti nel rispetto del tasso soglia)”.
In modo analogo anche Tribunale di Napoli 28 gennaio 2014, in un caso di interessi moratori che superano il tasso soglia e di interessi corrispettivi legittimi, indica che “ad essere sanzionata con la nullità totale della clausola che determina la misura degli interessi [è] solo la previsione relativa al tasso da applicare per gli interessi moratori, ma non anche quella per gli interessi corrispettivi, che, comunque, sono dovuti, perché in misura leggermente inferiore al tasso usurario all’epoca stabilito dal Ministero del Tesoro”.
In definitiva, secondo le ordinanze in esame, la nullità ex art. 1815 secondo comma c.c. di una pattuizione non travolge le intere pattuizioni riguardanti gli interessi (corrispettivi e moratori che siano) ma solo quella riferita agli interessi moratori, in quanto gli unici a essere superiori al tasso soglia d'usura. Pertanto, in sostanza, anche laddove gli interessi moratori risultassero usurari, l’unica conseguenza favorevole per il cliente sarebbe la non debenza degli stessi in caso di inadempimento, con il permanere dell’applicazione degli interessi corrispettivi.

Se gli Interessi Moratori sono Usurari sono dovuti gli Interessi Corrispettivi?

Le due decisioni sopra richiamate propendono per l’applicabilità degli interessi corrispettivi nel caso in cui gli interessi moratori siano usurari. Mi pare che la soluzione prospettata sia una delle possibili, pur essendovi ampi margini di incertezza.
L’art. 1815 secondo comma c.c., infatti, prevede la nullità della clausola con la quale si pattuiscono interessi usurari: da tale profilo sembrerebbe corretto valorizzare il fatto che gli interessi corrispettivi e gli interessi moratori sono differenti, essendo fissati da diverse previsioni contrattuali. Di qui, appunto, la soluzione ipotizzata di considerare nulla una clausola (quella che fissa gli interessi moratori in ipotesi usurari) e non l’altra (quella con cui si stabiliscono gli interessi corrispettivi).
Ma l’art. 1815 secondo comma c.c. non si limita a sancire la nullità della clausola: così fosse all’interesse pattuito illegittimamente, perché superiore al tasso soglia d'usura, dovrebbe sostituirsi quello legale. La previsione indica infatti che “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.
E mentre la nullità della clausola certamente si riferisce alla clausola presa in considerazione, la previsione che in caso di pattuizione di interessi usurari non sono dovuti interessi potrebbe essere letta come riferita a quella stessa clausola ma anche, più in generale, a ogni remunerazione del credito mutuato.
La soluzione ci sembra derivare dal rilievo che si vuole attribuire a tale esclusione del diritto agli interessi. Se la previsione è strettamente connessa con la nullità dovrebbe prevalere la limitazione degli effetti alla specifica clausola, vale a dire che non sarebbero dovuti gli interessi moratori ma invece permarrebbero quelli corrispettivi. Se, invece, si intende l’esclusione del diritto a ricevere interessi come una sorta di sanzione volta a punire chi abbia richiesto degli interessi usurari, di modo che il creditore non possa ricevere alcuna remunerazione per il capitale mutuato, allora sembrerebbe dover prevalere la tesi per la quale non sono dovuti interessi di sorta, anche differenti da quelli in ipotesi superiori al tasso soglia d'usura.
Tale secondo soluzione ha trovato anche il riscontro di alcune decisioni di merito, tra le quali Tribunale di Padova ordinanza 8-13 maggio 2014, con la quale è stato indicato che, in caso di usurarietà degli interessi di mora, non sono dovuti neppure gli interessi corrispettivi. Si rinvia allo specifico post sul punto: Tribunale di Padova: Usura degli Interessi di Mora e non debenza anche di quelli Corrispettivi.
Si tratta di soluzioni entrambe compatibili con la lettera della previsione, con la conseguenza che diventa rilevante appunto l’individuazione dello scopo della disposizione per il quale, però, come abbiamo sottolineato, si possono formulare letture differenti.
di Marco Ticozzi
Studio legale Avvocati a Venezia Treviso Vicenza e Roma


Rinviamo a tutti gli altri post in tema di Usura Bancaria

E in particolare ad alcuni Post Correlati:
Usura Bancaria
Usura Sopravvenuta
Anatocismo Bancario
Anatocismo Bancario e Prescrizione 


3 commenti :

  1. Gentile professore,
    ho letto tutti gli articoli che ha pubblicato in tema di usura bancaria, ma di fronte ad un contratto di mutuo ipotecario ho ancora molti dubbi.
    Ad esempio, in certi contratti si riscontra l'usura originaria per quanto riguarda il solo tasso di mora ( cioè il tasso di mora è già usurario alla sottoscrizione del contratto). Inoltre nel contratto , la clausola relativa al pagamento degli interessi specifica, che , qualora il tasso di interesse convenuto ( non si specifica se corrispettivi o di mora) dovesse superare il limite massimo consentito dalla legge, detto tasso sarà applicato in misura pari al limite massimo consentito dalla legge. Tuttavia per un cliente in regola con i pagamenti, l'usurietà originaria del tasso di mora cosa comporta ? per quanto riguarda il Trtibunale di Padova sembra che l'usurietà del tasso di mora travolge nella sanzione di nullità tutti i suoi componenti, quindi anche il tasso corrispettivo , invece per il Tribunale di Milano è nullo il tasso di mora (se usurario)ma è dovuto invece quello corrispettivo; e per il Tribunale di Venezia l'usurietà del solo tasso di mora ( non la somma del tasso di mora e quello corrispettivo) cosa comporta?

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  2. Buongiorno Avv. Ticozzi, ho letto con molta attenzione i suoi articoli e le sentenze dei Tribunali. Di fatto risulta che la materia è molto complessa e di “interpretazione”, ogni caso è a se stante e ogni tribunale sentenzia in propria misura. Le vorrei porre l’attenzione sulla sentenza del Tribunale di Parma del 14 luglio 2014. In questo caso, diverso dagli altri, si pone l’accento sul fatto che nel contratto di mutuo vi sia posta o meno la clausola dove si evidenzi che gli interessi di mora sostituiscono o si sommino con gli interessi corrispettivi. Nello specifico nel contratto vi è scritto: l’importo complessivamente dovuto alla scadenza di ciascuna rata… e non pagato, produce interessi di mora…. Da qui il Giudice sentenzia che il tasso è usuraio in quanto nell’importo dovuto è già presente sia la quota capitale che la quota interessi corrispettivi e, qualora la rata sia insoluta, la stessa produrrà interessi di mora, cioè interessi sugli interessi, sforando in questa maniera il tasso soglia previsto nel periodo di stipula del mutuo. In questo caso inoltre il Giudice ammette la restituzione della sola quota capitale senza interessi corrispettivi.
    Le pongo l’attenzione di questa sentenza perché riguarda anche me, e sono indeciso se procedere contro la banca o meno. Di fatti nel mio contratto di mutuo viene riportata la seguente dicitura: “Ogni somma dovuta per qualsiasi titolo in dipendenza del presente contratto e non pagata, produrrà di pieno diritto dal giorno della scadenza, l’interesse di mora a carico della parte finanziata ed a favore del Banco. Il tasso di mora determinato nella misura di 8,85% annuo. Su questi interessi non è consentita la capitalizzazione periodica”
    Dalla lettura di fatti si evince che il tasso di mora non si sostituirà al tasso corrispettivo ma che le somme dovute (quindi le rate) produrranno l’interesse di mora, quindi rata (quota capitale e interessi corrispettivi) maggiorata degli interessi di mora (8,85%)
    Il tasso applicato al sottoscritto nel 2007 è del 5,38% (TAEG 5,445%) e il tasso soglia previsto per il periodo di riferimento (luglio 2007) era del 8,86%.
    Spero di ricevere una sua opinione in merito e le auguro buone feste a lei e famiglia.
    Cordiali saluti. Leonardo

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  3. La ringrazio del commento sulla questione dell'usura degli interessi moratori.
    In effetti alcune sentenze valutano proprio se il tasso degli interessi moratori possa considerarsi usurario pur se non superi in valore assoluto il tasso soglia d'usura: ciò laddove sia calcolato sull'intera rata scaduta e non solo sulla quota capitale, così generando interessi che, se rapportati al solo capitale, superano il tasso massimo richiedibile. E' un tema complesso al quale ho dedicato un post specifico dal titolo Anatocismo e Usura: http://www.avvocatoticozzi.it/2014/06/anatocismo-usura.html e una pubblicazione che a breve verrà edita.
    Come vedrà, la soluzione a mio avviso deriva dalla possibilità (o meno) che gli interessi corrispettivi scaduti e non pagati si capitalizzino come prevede la delibera CICR del 2000: se il mancato pagamento della rata fa capitalizzare gli interessi corrispettivi, allora gli interessi moratori richiesti sull'intera rata sono richiesti sul solo capitale; ove si ritenga invece che non ci possa essere capitalizzazione (perché si contesti l'applicazione della delibera CICR o perché non sia applicabile al caso concreto) credo che effettivamente occorra operare come mi riferisce ha fatto il Tribunale di Parma.

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Avv. Prof. Marco Ticozzi

Avv. Prof. Marco Ticozzi

Avv. Prof. Marco Ticozzi

Professore Aggregato di Diritto Privato presso l'Università Ca' Foscari Venezia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Venezia con studio a Venezia, Treviso, Vicenza e Roma.

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