giovedì 26 marzo 2015

Anatocismo e Sentenze

Non esistono indicazioni omogenee in tema di anatocismo bancario. Spesso le sentenze dei vari tribunali sono indicative di orientamenti differenti: addirittura, talvolta magistrati diversi dello stesso Tribunale offrono soluzioni diversificate sullo stesso problema giuridico.
Anche per tale ragione, diviene importante conoscere le sentenze sull’anatocismo bancario: da tale profilo, il blog offre la possibilità di confrontarsi anche su tale specifico tema, vale a dire sul ruolo delle sentenze in tema di anatocismo.
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lunedì 23 marzo 2015

Conto Corrente bancario e Ripetizione di Indebito per Anatocismo Bancario: l'Onere della Prova e il Saldo Zero

Una recente ordinanza della Corte d'Appello di Venezia ha indicato che nella causa di anatocismo bancario promossa dal correntista per la ripetizione dell'indebito costituito dagli interessi anatocistici indebitamente applicati dalla banca, vada ricostruito il rapporto di conto corrente applicando il saldo zero a una certa epoca, ove manchino gli estratti conto precedenti. La questione è complessa perché effettivamente sul tema si ritrovano decisione di segno opposto, dovendosi per alcune applicare il saldo zero a ogni giudizio in cui sia in discussione la ricostruzione del dare/avere in un rapporto di conto corrente e per altre solo alle cause in cui la banca abbia svolto una domanda di pagamento.
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sabato 14 marzo 2015

Recesso e Risoluzione del Contratto


Spesso si nota confusione nell'esercizio dei rimedi attinenti al recesso e alla risoluzione del contratto. Talvolta -forse erroneamente- i contratti prevedono contemporaneamente il versamento di una caparra, che consente il recesso, e la fissazione di un termine essenziale oppure la pattuizione di una clausola risolutiva espressa. Il problema, però, è quello che, una volta che si sia verificata la risoluzione di diritto del contratto, il recesso non è più esercitabile perché il contratto è già privo di effetti: in tali casi, dunque, la caparra non può più essere trattenuta, essendo al più necessario instaurare un giudizio per il risarcimento del danno. Questo almeno è l'orientamento delle Sezioni Unite sul rapporto tra recesso e risoluzione, che una recente sentenza del Tribunale di Treviso non ha seguito.
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venerdì 13 marzo 2015

Chi Paga i Debiti dei Condomini Morosi?


Uno degli aspetti problematici dei rapporti tra condomini, riguarda la responsabilità solidale per i debiti relativi alla gestione del condominio. Il problema è quello di dare risposta alla domada: chi paga i debiti dei condomini morosi? Mentre precedentemente non vi era una disciplina apposita, discutendosi se il creditore del condominio potesse richiedere il pagamento a ogni condomino per la sola sua quota o se potesse agire per l'intero credito, la recente riforma della disciplina del condominio approvata con Legge 11.12.2012 n. 220 è intervenuta sul tema. E' stato così modificato l’art. 63 disp. att. c.c., che ha fissato un vincolo solidale tra i condomini per le obbligazioni contratte dall’amministratore, pur essendo stati posti dei limiti al creditore che agisca per il recupero del suo credito. La previsione, infatti, indica che «per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea, l’amministratore, senza bisogno di autorizzazione di questa, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione, ed è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino i dati dei condomini morosi. I creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti, se non dopo l’escussione degli altri condomini».
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Esecuzione Immobiliare e Locazione a Canone Iniquo: La Locazione Iniqua è Opponibile all'Aggiudicatario?


Una recente sentenza della Cassazione afferma il principio importante per il quale, se anche sia stato stipulato prima del pignoramento dell'immobile un contratto di locazione, questo non è mai opponibile all'acquirente ove abbia un canone inferiore di oltre un terzo rispetto al giusto prezzo. La questione assume rilievo perchè è frequente, invece, che il futuro esecutato, magari nell'imminenza di ricevere la notifica del pignoramento, stipuli contratti di locazione a prezzi esigui con lo scopo di mantenere, magari con l'aiuto di interposte persone, il godimento del bene pur se oggetto di esecuzione e, poi, pur se aggiudicato a terzi.


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giovedì 12 marzo 2015

Anatocismo Bancario e Prescrizione

Una delle questioni più controverse nelle cause riguardanti i contratti di conto corrente, quantomeno fino alla sentenza a Sezioni Unite Cass. 2.12.2010 n. 24418, attiene al rapporto tra anatocismo bancario e prescrizione. Come noto, in presenza di anatocismo bancario illegittimo, effettuato il relativo calcolo dell'anatocismo, il cliente ha diritto alla ripetizione dell’indebito costituito dagli interessi anatocistici capitalizzati trimestralmente. Ma, se è vero che l’azione per l’accertamento della nullità di una clausola contrattuale non è soggetta a prescrizione, non è così per l’azione di ripetizione dell’indebito che spetterebbe al cliente ex art. 2033 c.c. in caso di accertamento di tale nullità: infatti, l’esercizio dell’azione di ripetizione dell’indebito è soggetto al termine di prescrizione di dieci anni.
L’aspetto più problematico e controverso in merito al rapporto tra anatocismo bancario e prescrizione attiene al momento di decorrenza della prescrizione stessa: mentre un certo orientamento spingeva perché la decorrenza del termine di prescrizione decorresse dal singolo versamento in conto, che rappresenterebbe un pagamento, una differente opinione indicava che il termine di prescrizione relativo alla ripetizione delle somme illegittimamente addebitate in conto come conseguenza dell'anatocismo bancario non potesse decorrere prima della chiusura del rapporto di conto corrente, stante la natura unitaria di tale rapporto in cui dare/avere si determinava solo al momento della chiusura.
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lunedì 9 marzo 2015

Tribunale di Padova: Usura degli Interessi di Mora e non debenza anche di quelli corrispettivi

Abbiamo più volte affrontato la questione dell'usurarietà degli interessi di mora.
Una delle questioni aperte è quella delle conseguenze che derivano dalla pattuizione di un tasso di interessi di mora appunto usurario. La valutazione della convenienza di una ipotetica contestazione sul punto deriva in gran parte proprio dall'esame delle conseguenze che derivano dalla pattuizione di un interesse di mora usurario: se si ritiene che l'invalidità riguardi il solo tasso di mora, non estendendosi a quello corrispettivo, per il cliente in regola con i pagamenti nulla cambierà (salva la valutazione circa la sussistenza di un ipotetico danno non patrimoniale) e per quello in ritardo con i pagamenti poco cambierà, avendo diritto alla restituzione della differenza tra quanto pagato (tasso di mora) e quanto dovuto (tasso corrispettivo). Se invece si ritiene che l'invalidità che coinvolge l'interesse di mora si estenda a quello corrispettivo, ovviamente le conseguenze saranno ben più rilevanti, essendovi il diritto alla restituzione di ogni interesse pagato (moratorio o corrispettivo che sia).
Sul tema, dopo precedenti decisioni che erano nel senso di escludere un'invalidità derivata (ordinanza 28 gennaio 2014 del Tribunale di Napoli, quinta sezione civile - dott. Ardituro  e ordinanza 28 gennaio 2014 del Tribunale di Milano - dott.ssa Cosentini), recentemente il Tribunale di Padova con ordinanza 8-13 maggio 2014 si è espresso in senso opposto, vale a dire per la tesi dell'esclusione di ogni diritto agli interessi in presenza di una pattuizione oltre soglia anche solo dell'interesse di mora.
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Avv. Prof. Marco Ticozzi

Avv. Prof. Marco Ticozzi

Avv. Prof. Marco Ticozzi

Professore Aggregato di Diritto Privato presso l'Università Ca' Foscari Venezia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Venezia con studio a Venezia, Treviso, Vicenza e Roma.

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