giovedì 28 febbraio 2019

La clausola floor inserita in un Mutuo è illegittima?

clausola floor mutuo illegittima
La Clausola Floor nei contratti di mutuo è illegittima? Nei contenziosi bancari spesso si discute della legittimità della clausola (floor) contenuta in un mutuo a tasso variabile che preveda, in ipotesi di variazioni verso il basso del tasso stesso, un limite minimo sotto il quale il tasso del mutuo non possa andare.
E' evidente come una clausola floor di questo tipo contenuta nel mutuo sia inserita nell'interesse della banca che eroga il finanziamento e possa comportare per il cliente maggiori costi rispetto a quelli che vi sarebbero stati senza la pattuizione di tale clausola floor: in caso di diminuzione del tasso al di sotto del minimo previsto (floor), secondo il sistema di calcolo inserito nel contratto di mutuo, il cliente dovrebbe comunque pagare i maggiori interessi stabiliti appunto dalla clausola floor.
Le questioni che si pongono sono plurime: l'inserimento di una clausola floor sottende la conclusione di uno strumento finanziario per il quale si applica il TUF e quindi è legittimo solo alle condizioni previste da quella disciplina? oppure la clausola floor non altera la natura del contratto di finanziamento? se in un mutuo viene inserita una clausola floor è necessaria la specifica sottoscrizione trattandosi di una clausola vessatoria? in definitiva, è valida o invece la clausola floor inserita in un mutuo è illegittima?



Il Tribunale di Venezia esclude l'illegittimità della clausola floor prevista in un mutuo.

Sulla questione della validità della clausola floor contenuta in un mutuo si è recentemente pronunciato in un contenzioso seguito dal mio studio il Tribunale di Venezia, sentenza 27 febbraio 2018, n. 393, dott.ssa Campagner, ritenendo che la clausola floor contenuta in un mutuo non sia illegittima. La sentenza, in particolare, a proposito della clausola floor del mutuo, indica che "quanto alla clausola c.d. floor, i contratti in questione prevedono l’applicazione di un tasso debitore variabile, per la cui indicizzazione è stata fissata dalle parti la soglia minima del 3,50%. Secondo la prospettazione attorea, la presenza in seno al contratto di tale clauso-la, cd. clausola floor, varrebbe ex se a configurare l’accordo in parola quale contratto i vendita di uno strumento finanziario derivato implicito, con conseguente applicabilità del TUF. Ove, invece, si opini nel senso che l’introduzione della clausola floor non alteri la natura di finanziamento del rapporto instaurato tra banca e cliente, ad esso trovano applicazione le norme del TUB. La clausola floor può essere definita come quella "clausola che prevede un limi-te percentuale al di sotto del quale gli interessi dovuti non possono scendere". Tale clausola presenta una funzione garantistica e di salvaguardia per l’istituto di credito. Essa garantisce che gli interessi corrispettivi siano almeno pari alla valore percentuale individuato dalla clausola stessa, anche laddove il parametro, in genere variabile e parametrato in base all’Euribor, di calcolo degli interessi fosse inferiore al valore del tasso assunto dalla clausola floor. La clausola floor si contrappone alla clausola cap che prevede "un limite percen-tuale al di sopra del quale gli interessi dovuti non possono salire". La clausola cap assume una funzione garantistica e di salvaguardia per la parte mutuataria, assicurando che gli interessi corrispettivi non superino il valore percen-tuale individuato dalla clausola stessa, anche laddove il parametro di calcolo degli interessi fosse maggiore del valore del tasso assunto dalla clausola cap. In presenza di entrambe le clausole il contratto si definisce collar, individuando sia il limite minimo che quello massimo di riferimento del tasso di interesse variabile. Non è previsto che gli istituti di credito debbano compensare obbligatoriamente una clausola floor con una clausola cap, né che debba individuarsi necessariamente un limite minimo ed un limite massimo. La clausola floor va, pertanto, ricondotta alla struttura di determinazione del tas-so di interesse debitorio per il cliente ed ha, pertanto, natura "creditizia", non già na-tura finanziaria, cosicché non è assimilabile ad un’operazione creditizia accompagna-ta da una componente derivativa implicita (c.d. derivati impliciti), idonea a determi-nare l’applicazione delle regole poste dalla normativa primaria e secondaria di rife-rimento in tema di servizi di investimento. ei contratti in esame non v’è infatti alcuno scambio di flussi finanziari con pagamento del differenziale di valore, ovverosia il vero e proprio oggetto dei contratti derivati. Nel caso del contratto di mutuo, dunque, anche in presenza di una clausola floor, si deve ritenere che non viene alterata la riconducibilità dell’operazione allo schema tipico delle operazioni creditizie, cioè l’acquisizione di una somma di denaro propria del finanziamento (Trib. Monza, sent. 1587 del 2017; Trib. Milano sent. n. 4904 del 2017; Trib. Ferrara, sent. 1131 del 2015). Nel caso di specie, la clausola floor è chiara e comprensibile per il cliente e non rientra tra le clausole vessatorie di cui all’art. 1341 c.c., tenuto conto che non rientra in alcuna delle clausole vessatorie indicate dal secondo comma del suddetto articolo, che per pacifica giurisprudenza della S.C. può essere passibile al più di interpretazio-ne estensiva, ma non analogica (Cass. civ., sent. n. 14038 del 2013). Peraltro, come è stato anche precisato dalla S.C. Le clausole inserite in un con-tratto stipulato per atto pubblico, ancorché si conformino alle condizioni poste da uno dei contraenti, non possono considerarsi come "predisposte" dal contraente medesi-mo ai sensi dell'art. 1341 c.c. e, pertanto, pur se vessatorie, non necessitano di speci-fica approvazione (Cass. civ. sent. n. 15237 del 2017). In definitiva, le domande di parte attrice non sono meritevoli di accoglimento".
Ci pare che tale sentenza avente a oggetto la clausola floor di un mutuo sia corretta e che la motivazione particolarmente accurata meriti la pubblicazione.
di Marco Ticozzi
avvocato a Venezia Treviso Vicenza e Roma


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Avv. Prof. Marco Ticozzi

Avv. Prof. Marco Ticozzi

Avv. Prof. Marco Ticozzi

Professore Aggregato di Diritto Privato presso l'Università Ca' Foscari Venezia

Avvocato Cassazionista iscritto all'Ordine degli Avvocati di Venezia con studio a Mestre Venezia, Treviso, Vicenza.



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