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Terzo settore: cos’è e significato del ruolo sociale

4 agosto 2025

Cos’è il terzo settore e qual è il suo significato giuridico e sociale in Italia? Si tratta dell’insieme di enti privati senza scopo di lucro che operano per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, offrendo servizi e attività di interesse generale. In questo articolo scoprirai come la legge definisce il terzo settore, quali sono le sue origini, le categorie di enti che ne fanno parte e le novità introdotte dalla riforma normativa.

Adeguamento Statuto Terzo Settore
Adeguamento Statuto Terzo Settore

Cos’è il terzo settore: definizione e contesto

Il terzo settore, noto anche come settore non‑profit, comprende l’insieme di enti privati che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, senza scopo di lucro. Questi soggetti si collocano al di fuori dei due grandi poli tradizionali: da un lato lo Stato e le sue articolazioni, dall’altro il mercato e le imprese commerciali. Non appartengono alle amministrazioni pubbliche perché di natura privata, e non sono imprese in senso stretto poiché non perseguono il profitto.

La definizione giuridica attuale si trova nella legge delega n. 106/2016 e nel D.lgs. n. 117/2017 (Codice del Terzo Settore). La normativa specifica che rientrano nel terzo settore tutti gli enti privati che, in coerenza con i propri statuti o atti costitutivi, promuovono attività di interesse generale tramite azione volontaria e gratuita, forme di mutualità o servizi di utilità collettiva.

Nella pratica, il terzo settore non è un’entità astratta: è costituito da realtà concrete che operano in ambiti molto diversi, dalla protezione civile all’assistenza sociale, dalla promozione culturale alla tutela dell’ambiente. Ciò che accomuna queste organizzazioni è la missione di rispondere a bisogni della collettività, talvolta non coperti né dallo Stato né dal mercato, creando valore sociale e rafforzando il tessuto comunitario.

Significato e natura giuridica del settore non‑profit

Il significato del terzo settore va oltre la semplice assenza di finalità lucrative. Rappresenta un modello organizzativo che unisce privati cittadini, associazioni, cooperative e fondazioni intorno a obiettivi di interesse pubblico. A livello giuridico, essere parte del terzo settore implica il rispetto di criteri precisi: natura privata, assenza di lucro, perseguimento di finalità civiche e sociali, iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) per ottenere pieno riconoscimento e beneficiare di agevolazioni fiscali.

Questo riconoscimento normativo ha una duplice funzione: da un lato garantisce trasparenza e affidabilità nei confronti di cittadini, enti pubblici e donatori; dall’altro permette agli stessi enti di accedere a contributi, convenzioni e finanziamenti pubblici.

Sul piano operativo, il terzo settore è caratterizzato da una forte partecipazione dei cittadini, spesso in forma volontaria, che contribuiscono alla realizzazione di progetti concreti. È qui che il “significato” del settore si concretizza: non solo un insieme di norme, ma un patrimonio di iniziative che incidono direttamente sulla vita delle persone, fornendo servizi, sostegno e opportunità a chi ne ha più bisogno.

Evoluzione storica e nascita del concetto in Italia Il concetto di terzo settore nasce in Europa negli anni Settanta, quando si iniziò a riconoscere l’esistenza di un ambito di attività distinto sia dallo Stato che dal mercato. In Italia il termine cominciò a diffondersi negli anni Ottanta, parallelamente alla crisi del welfare tradizionale, che lasciava scoperte alcune aree di bisogno sociale.

In quel periodo, numerose organizzazioni di volontariato, cooperative sociali e associazioni culturali iniziarono a strutturarsi e a ottenere riconoscimento normativo. Leggi come la L. 266/1991 (sul volontariato) o la L. 381/1991 (sulle cooperative sociali) segnarono tappe fondamentali di questa evoluzione. Negli anni successivi, la crescita numerica e l’importanza economica e sociale del settore spinsero il legislatore a riunire le norme sparse in un quadro organico, sfociato nella già citata riforma del 2016‑2017.

Oggi, il terzo settore italiano rappresenta un fenomeno maturo e strutturato, ma allo stesso tempo in continua evoluzione. Le sue radici restano saldamente ancorate alla partecipazione civica e alla solidarietà, valori che ne guidano lo sviluppo e che ne definiscono l’identità anche a fronte di nuove sfide sociali ed economiche.

Il ruolo della riforma legge 106/2016 e decreto 117/2017

La riforma del terzo settore avviata con la Legge delega n. 106/2016 e attuata principalmente tramite il D.lgs. n. 117/2017 ha rappresentato un punto di svolta per l’intero comparto. L’obiettivo principale era riordinare una normativa frammentata, garantendo un quadro unitario di regole per tutti gli enti non‑profit.

Il Codice del Terzo Settore ha introdotto definizioni chiare, requisiti precisi per l’iscrizione al RUNTS e una disciplina uniforme per la gestione, la rendicontazione e la trasparenza delle attività. Sono state previste anche norme specifiche in materia di bilancio sociale, valutazione dell’impatto delle attività e sistemi di controllo.

Dal punto di vista operativo, la riforma ha cercato di bilanciare la necessità di flessibilità – per permettere alle organizzazioni di adattarsi alle esigenze del territorio – con la richiesta di standard comuni, indispensabili per accedere a finanziamenti pubblici e privati. Per gli enti già attivi, il passaggio alle nuove regole ha comportato un adeguamento statutario e gestionale, ma anche nuove opportunità di collaborazione con le amministrazioni pubbliche e con il mondo imprenditoriale.

Enti ETS: tipi, requisiti e attività di interesse generale

All’interno del Codice, gli Enti del Terzo Settore (ETS) vengono classificati in diverse tipologie: organizzazioni di volontariato (ODV), associazioni di promozione sociale (APS), imprese sociali, cooperative sociali, società di mutuo soccorso, fondazioni e altre associazioni riconosciute o non riconosciute.

Per essere qualificati come ETS, non è sufficiente operare senza scopo di lucro: occorre perseguire in via esclusiva o prevalente finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, svolgendo attività di interesse generale individuate dalla legge. Queste possono spaziare dall’assistenza sociale alla tutela ambientale, dalla promozione culturale alla protezione civile, dall’educazione alla valorizzazione del patrimonio artistico.

Molti enti operano grazie al lavoro di volontari, ma la normativa consente anche l’impiego di personale retribuito, specialmente nei progetti complessi o nei servizi continuativi. La partecipazione attiva dei cittadini e la capacità di intercettare bisogni emergenti del territorio sono elementi distintivi che fanno degli ETS un pilastro del sistema sociale italiano.

Nuove regole fiscali dal 2026 e profili di significato pratico Il quadro normativo del terzo settore è in continua evoluzione. Dal 2026 entreranno pienamente in vigore le nuove disposizioni fiscali previste dalla riforma, con agevolazioni specifiche per gli ETS iscritti al RUNTS. Tra queste vi sono regimi IVA agevolati, esenzioni su alcuni tributi locali e incentivi per le donazioni, volti a favorire la raccolta di fondi privati.

Il significato pratico di queste novità è duplice: da un lato si punta a sostenere la sostenibilità economica delle organizzazioni, dall’altro si rafforza il controllo sugli enti beneficiari per evitare abusi e garantire che le agevolazioni vadano realmente a soggetti meritevoli.

Per le realtà del terzo settore, ciò implica una maggiore responsabilità nella gestione economico‑finanziaria e una costante attenzione alla rendicontazione sociale. In prospettiva, queste misure potrebbero favorire una crescita qualitativa del comparto, premiando le organizzazioni più trasparenti ed efficienti e rafforzando il loro ruolo di attori strategici nella coesione sociale.

Conclusioni

Il terzo settore, nella sua duplice dimensione giuridica e sociale, rappresenta oggi un pilastro insostituibile del sistema italiano di solidarietà e partecipazione civica. Non si tratta soltanto di un insieme di enti senza scopo di lucro, ma di un vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva, capace di rispondere in modo concreto ai bisogni della collettività.

La riforma introdotta dalla legge 106/2016 e dal decreto legislativo 117/2017 ha fornito un quadro organico e uniforme, garantendo trasparenza e criteri comuni per tutte le realtà che ne fanno parte. L’obbligo di iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) e le regole fiscali di prossima attuazione rafforzano ulteriormente la credibilità di queste organizzazioni.

Se desideri una consulenza legale per costituire un ente del terzo settore o adeguare il tuo statuto alla normativa vigente, puoi contattare i recapiti dello studio presenti nella pagina.

Articolo redatto da Avv. Prof. Marco Ticozzi – Studio Legale a Padova, Mestre Venezia e Treviso

**FAQ sul terzo settore: cos'è e significato giuridico

1. Terzo settore: cos’è in sintesi?

È l’insieme di enti privati senza scopo di lucro che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, svolgendo attività di interesse generale.

2. Qual è il significato del termine “terzo settore”?

Indica un ambito intermedio tra Stato e mercato, formato da organizzazioni private che operano per il bene comune senza perseguire il profitto.

3. Chi può far parte del terzo settore?

Organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali, fondazioni, imprese sociali e società di mutuo soccorso, se rispettano i requisiti di legge.

4. È obbligatoria l’iscrizione al RUNTS? Sì, per essere qualificati come ETS e accedere alle agevolazioni fiscali e ai finanziamenti pubblici è necessaria l’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

5. Il terzo settore riceve finanziamenti pubblici? Sì, può stipulare convenzioni con enti pubblici, ricevere contributi e beneficiare di agevolazioni fiscali, oltre a raccogliere fondi privati e donazioni.

6. Quali sono le principali attività del terzo settore?

Assistenza sociale, protezione civile, promozione culturale, tutela ambientale, educazione, sanità, cooperazione internazionale, valorizzazione del patrimonio artistico.

7. Il volontariato è sempre gratuito?

Sì, per definizione l’attività di volontariato non può essere retribuita, ma l’ente può rimborsare le spese documentate sostenute dal volontario.

8. Il terzo settore ha un ruolo economico?

Sì, pur non avendo finalità di lucro, contribuisce in modo significativo all’economia nazionale, occupando centinaia di migliaia di persone e generando servizi di grande impatto sociale.

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Marco Ticozzi Avvocato Venezia

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