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I gradi di parentela: disciplina, affinità e calcolo dal primo al quarto grado

16 febbraio 2026

Cosa sono i gradi di parentela? Chi rientra tra i parenti di primo grado o entro il quarto grado? I gradi di parentela indicano la distanza familiare tra persone legate da uno stesso ascendente e servono a stabilire quando un rapporto di parentela produce effetti giuridici, ad esempio nella successione o negli obblighi alimentari. Comprendere il grado di parentela significa sapere come si calcola, distinguere tra parenti in linea retta e collaterale, individuare correttamente cugini, fratelli, cognati e altri familiari e verificare fino a quale limite la legge riconosce rilevanza ai legami di affinità. Una guida chiara per orientarsi dal primo al quarto grado e applicare correttamente la disciplina prevista dal codice civile.

gradi di parentela

Che cosa sono i gradi di parentela

Nel linguaggio giuridico, i gradi di parentela indicano il livello di vicinanza tra due persone appartenenti alla stessa famiglia, ossia quanto due soggetti sono “prossimi” tra loro in base alla linea di discendenza. Il riferimento normativo principale è l’articolo 76 del codice civile, che disciplina il modo in cui si calcola la distanza tra parenti. In sostanza, ogni grado rappresenta una generazione che separa due individui, tenendo conto dello stipite comune, cioè l’antenato da cui entrambi discendono.

Per comprendere meglio: il rapporto tra genitore e figlio è di primo grado, quello tra nonno e nipote di secondo grado, mentre tra fratelli e sorelle la parentela è di secondo grado in linea collaterale. Più il numero dei gradi aumenta, più il legame diventa lontano: i parenti di quarto, quinto o sesto grado condividono un vincolo sempre più tenue, tanto che oltre il sesto grado la legge non riconosce alcuna rilevanza giuridica.

La distinzione dei gradi è tutt’altro che teorica. Ha infatti conseguenze pratiche importanti: dai limiti alla successione ereditaria, agli obblighi alimentari, fino agli impedimenti matrimoniali previsti dal codice civile. Comprendere i gradi di parentela significa quindi capire chi, secondo la legge, appartiene davvero alla “famiglia” e quando un legame familiare produce effetti giuridici concreti.

Parentela e affinità: definizioni e differenze

Il concetto di parentela va distinto da quello di affinità, benché entrambi riguardino rapporti familiari riconosciuti dal diritto. La parentela unisce persone che discendono da un medesimo ascendente, come fratelli, zii e nipoti, o cugini. L’affinità, invece, nasce dal matrimonio o dall’unione civile: è il vincolo che si instaura tra un coniuge e i parenti dell’altro, ad esempio tra suocero e nuora.

L’articolo 78 del codice civile definisce l’affinità come il legame che collega ciascun coniuge ai parenti dell’altro nella stessa linea e nello stesso grado in cui essi sono tra loro parenti. Ciò significa che il genero e la suocera sono affini di primo grado in linea retta, mentre il cognato e la cognata sono affini di secondo grado in linea collaterale. È importante sottolineare che questo vincolo non si estende ai conviventi di fatto o alle coppie unite solo sentimentalmente: la legge lo riconosce solo in presenza di matrimonio o unione civile.

Le differenze non sono solo formali. I rapporti di parentela e affinità incidono in modo diverso su diritti e doveri: basti pensare che entrambi possono dare luogo all’obbligo di prestare alimenti, ma solo la parentela rileva ai fini della successione o dell’impedimento all’adozione.

Linee di parentela: retta e collaterale

La linea di parentela indica il modo in cui si sviluppa il legame familiare, e si distingue in due categorie: retta e collaterale. Nella linea retta rientrano le persone di cui l’una discende dall’altra, come genitori, figli, nonni e nipoti. Nella linea collaterale, invece, i soggetti hanno uno stesso stipite comune ma non discendono l’uno dall’altro: è il caso di fratelli, zii, nipoti e cugini.

In pratica, la linea retta può essere ascendente (quando si sale da un figlio verso i genitori o i nonni) o discendente (quando si scende da un genitore ai figli e ai nipoti). La linea collaterale, invece, si estende “in orizzontale”, collegando persone che derivano dallo stesso ceppo familiare, ma su rami diversi. Questa distinzione non è puramente teorica, perché determina il modo in cui si calcolano i gradi di parentela e, di conseguenza, gli effetti giuridici dei legami familiari.

Ad esempio, nella linea retta si contano tanti gradi quante sono le generazioni, mentre nella linea collaterale si sale fino allo stipite comune e poi si scende, escludendo sempre lo stipite stesso. Capire la differenza tra queste due linee è essenziale per applicare correttamente le regole sul calcolo e sulle conseguenze legali dei rapporti di parentela.

Albero genealogico dei gradi di parentela: come leggerlo correttamente

L’albero genealogico dei gradi di parentela è una rappresentazione grafica utile per comprendere visivamente la distanza tra i vari membri della famiglia. Non ha valore giuridico autonomo, ma consente di applicare correttamente le regole previste dall’articolo 76 del codice civile.

Per leggere correttamente un albero genealogico occorre partire da un soggetto e individuare lo stipite comune, cioè l’antenato dal quale discendono le persone considerate. Da quel punto si contano le generazioni, ricordando che ogni passaggio generazionale corrisponde a un grado. Se il rapporto è in linea retta, si procede semplicemente verso l’alto (ascendenti) o verso il basso (discendenti). Se invece si tratta di parenti in linea collaterale, bisogna salire fino all’ascendente comune e poi scendere lungo l’altro ramo familiare.

Ad esempio, nell’albero genealogico:

  • genitore e figlio si trovano su una linea verticale diretta (primo grado);
  • nonno e nipote su due passaggi verticali (secondo grado);
  • fratelli si collocano su rami distinti che si ricongiungono nel genitore comune (secondo grado in linea collaterale);
  • cugini si incontrano nel nonno comune, ma su rami ancora più distanti (quarto grado).

Utilizzare correttamente l’albero genealogico dei gradi di parentela è particolarmente utile nei casi di successione senza testamento, quando occorre individuare rapidamente chi sia il parente più prossimo e quindi chiamato all’eredità.

Come avviene il calcolo dei gradi di parentela

Il calcolo dei gradi di parentela segue un criterio preciso stabilito dall’articolo 76 del codice civile. La norma distingue due modalità: una per la linea retta e una per la linea collaterale. Nella linea retta si contano tanti gradi quante sono le generazioni che separano due soggetti, escludendo lo stipite comune. Per esempio, tra padre e figlio vi è un solo grado; tra nonno e nipote, due.

Nella linea collaterale, invece, si sale dallo stipite di una persona fino all’antenato comune e poi si scende verso l’altro soggetto, contando sempre le generazioni intermedie ma, anche qui, escludendo lo stipite. Tra fratelli ci sono dunque due gradi (uno per salire al genitore comune e uno per scendere all’altro fratello); tra zio e nipote tre; tra cugini quattro.

Questo metodo non serve solo per curiosità genealogica. È utilizzato in ambito ereditario, per determinare chi può essere chiamato alla successione, e in materia di obbligazioni familiari, come gli alimenti tra parenti. Esistono anche schemi e tabelle riepilogative utili a visualizzare i legami familiari, ma la regola giuridica resta quella dettata dal codice civile, che non riconosce vincoli oltre il sesto grado. Oltre tale limite, infatti, la parentela perde rilievo per la legge.

Parenti di primo grado: chi sono e cosa significa

I parenti di primo grado sono coloro che si trovano alla distanza familiare più breve prevista dall’ordinamento. Si tratta dei soggetti legati da un rapporto diretto di generazione: genitori e figli. Tra padre e figlio, così come tra madre e figlia, esiste un solo passaggio generazionale; per questo la legge qualifica tale legame come parentela di primo grado in linea retta.

La nozione non è solo teorica. I parenti di primo grado assumono una posizione prioritaria in numerosi ambiti giuridici. In materia successoria, i figli sono eredi legittimari e hanno diritto a una quota di riserva sull’eredità del genitore. In caso di bisogno, tra genitori e figli può sorgere l’obbligo di prestare gli alimenti ai sensi dell’articolo 433 del codice civile. Inoltre, in ambito lavorativo e amministrativo, molte agevolazioni (permessi retribuiti, congedi, benefici assistenziali) fanno espresso riferimento ai parenti di primo grado.

È importante distinguere questo rapporto da quello tra fratelli: pur essendo legame molto stretto, i fratelli non sono parenti di primo grado, ma di secondo grado in linea collaterale, poiché occorre “salire” al genitore comune e poi “scendere” all’altro fratello. La differenza può incidere concretamente su diritti, priorità ereditarie e obblighi di assistenza.

Quando si compila un’autocertificazione o si verifica un requisito per un concorso pubblico, sapere con precisione chi rientra tra i parenti di primo grado evita errori formali che possono avere conseguenze rilevanti.

Il grado di parentela e affinità: vincoli e rilevanza

Sia la parentela che l’affinità producono effetti giuridici rilevanti, ma con limiti e ambiti differenti. La parentela, come visto, nasce dal legame di sangue o dall’adozione di un minore, mentre l’affinità deriva dal matrimonio o dall’unione civile. Entrambe, tuttavia, incidono su obblighi e divieti che la legge riconosce proprio in virtù della vicinanza familiare.

Tra gli effetti più importanti vi è l’obbligo alimentare previsto dall’articolo 433 del codice civile: esso grava su determinati parenti e affini in ordine gerarchico — dal coniuge ai figli, dai genitori ai nonni, fino a generi, nuore e suoceri. Anche la presenza di vincoli di parentela o affinità può costituire un impedimento matrimoniale (art. 87 c.c.), impedendo le nozze tra persone troppo strettamente legate.

Diversa è la rilevanza dei vincoli in materia successoria: solo i parenti, e non gli affini, hanno diritto a succedere per legge in assenza di testamento. Tuttavia, l’esistenza di un rapporto di affinità può incidere su altri diritti, come l’obbligo di prestare assistenza o il divieto di matrimonio anche dopo la morte o la separazione del coniuge, quando il vincolo non viene meno.

Gradi di parentela: il caso dei cugini

Un esempio spesso citato per chiarire la logica dei gradi di parentela è quello dei cugini. Il legame tra loro è di quarto grado in linea collaterale: per determinarlo, occorre salire dal primo cugino fino al genitore (1), poi al nonno comune (2), e infine scendere verso l’altro ramo familiare, passando per il genitore del secondo cugino (3) e arrivando a lui (4). Sottraendo lo stipite, cioè il nonno, restano appunto quattro gradi.

Questo esempio dimostra quanto rapidamente la distanza giuridica tra parenti cresca, anche se nella vita quotidiana la percezione del legame familiare può restare forte. Dal punto di vista legale, tuttavia, i cugini sono parenti relativamente lontani: non rientrano tra i soggetti obbligati al mantenimento se non in casi estremi, e non sono chiamati all’eredità se esistono parenti più prossimi.

Il loro vincolo diventa però significativo in specifiche circostanze, ad esempio nei casi di successione senza eredi diretti, dove la legge ammette la chiamata fino al sesto grado. Inoltre, in ambito matrimoniale, non esistono divieti tra cugini, proprio perché la parentela non è considerata abbastanza stretta da costituire un impedimento. È un caso emblematico di come la legge bilanci il dato biologico con quello sociale.

Parenti entro il quarto grado: elenco completo e casi ricorrenti

Quando si parla di parenti entro il quarto grado si fa riferimento a tutti i soggetti legati da un vincolo di parentela che non supera quattro passaggi generazionali, calcolati secondo le regole della linea retta e collaterale. Questa espressione ricorre spesso in bandi pubblici, normative sulle incompatibilità, richieste di permessi lavorativi e dichiarazioni sostitutive.

Rientrano tra i parenti entro il quarto grado:

  • Primo grado: genitori e figli.
  • Secondo grado: nonni e nipoti (in linea retta), fratelli e sorelle (in linea collaterale).
  • Terzo grado: zii e nipoti (figli di fratelli o sorelle).
  • Quarto grado: cugini, prozii e pronipoti (figli dei nipoti in linea retta).

Oltre il quarto grado si collocano, ad esempio, i figli dei cugini, che sono parenti di quinto grado e spesso non rientrano nei limiti richiesti da specifiche disposizioni amministrative.

La distinzione non è meramente teorica. In molti procedimenti pubblici è necessario dichiarare l’assenza di rapporti di parentela entro il quarto grado con determinati soggetti, per evitare conflitti di interesse. Analogamente, alcune agevolazioni assistenziali o permessi straordinari possono essere concessi solo se il familiare rientra entro tale limite.

Per questo motivo è opportuno verificare con precisione il grado effettivo del rapporto, soprattutto quando la dichiarazione produce effetti giuridici o economici rilevanti. In caso di dubbio, un controllo preventivo può evitare contestazioni successive.

Schema dei gradi di parentela e casi pratici

Per visualizzare in modo chiaro i legami familiari, può essere utile uno schema dei gradi di parentela. Il principio è semplice: ogni passaggio da una generazione all’altra equivale a un grado. Tuttavia, nella pratica, molte persone confondono la linea retta con quella collaterale, rendendo difficile comprendere i legami più lontani.

Uno schema standard individua:

  • in primo grado genitori e figli;
  • in secondo grado nonni e nipoti (in linea retta) o fratelli (in linea collaterale);
  • in terzo grado zii e nipoti;
  • in quarto grado i cugini;
  • in quinto e sesto grado, rispettivamente, i figli dei cugini e i nipoti di questi ultimi.
  • Oltre il sesto grado, la parentela non ha valore legale.

Un esempio pratico: se un soggetto muore senza coniuge, figli o genitori, la successione può aprirsi in favore di parenti di terzo o quarto grado, ma non oltre. In ambito amministrativo, invece, la conoscenza dei gradi serve anche per verificare incompatibilità (ad esempio nei concorsi pubblici o negli appalti) o per la concessione di benefici, come i permessi lavorativi per l’assistenza ai familiari. In questi casi, uno schema accurato diventa un vero strumento operativo per comprendere dove si colloca un determinato parente nella scala dei rapporti giuridici.

Gradi di parentela successione: limiti e effetti nel diritto ereditario

Uno degli ambiti in cui i gradi di parentela assumono maggiore rilievo è la successione ereditaria. Il codice civile (articoli 565 e seguenti) stabilisce che, in mancanza di testamento, l’eredità si devolve ai parenti più prossimi, fino al sesto grado compreso. Oltre tale limite, lo Stato subentra come erede, poiché la legge non riconosce vincoli familiari ulteriori.

La successione segue un ordine preciso: prima il coniuge e i figli, poi i genitori e i fratelli, quindi gli altri parenti più lontani, come zii, nipoti e cugini. Se non esiste nessuno di questi, l’eredità viene devoluta all’erario. In questo contesto, conoscere i gradi di parentela è fondamentale per stabilire chi ha diritto a subentrare e in quale misura.

Un caso concreto può chiarire l’importanza pratica di questa regola. Se un uomo muore senza figli, ma con due fratelli e alcuni nipoti, erediteranno solo i fratelli, perché sono parenti di secondo grado. I nipoti subentreranno solo se i fratelli non possono o non vogliono accettare l’eredità. L’ordinamento, quindi, tutela la prossimità familiare come criterio di priorità, premiando chi è più vicino nello schema dei gradi.

Gradi di affinità: esempi e differenze dopo la separazione o il divorzio

I gradi di affinità rappresentano il legame che si crea tra un coniuge e i parenti dell’altro, e seguono la stessa linea (retta o collaterale) e lo stesso grado della parentela originaria. Così, tra suocera e genero esiste un’affinità di primo grado in linea retta, mentre tra cognati o tra uno zio e il coniuge del nipote l’affinità è in linea collaterale, rispettivamente di secondo o terzo grado. L’affinità, dunque, non è un vincolo di sangue ma nasce dal matrimonio e riflette la sua struttura: quando il matrimonio cessa, anche il legame con i parenti dell’altro coniuge può venir meno o modificarsi.

Per lungo tempo la dottrina e la giurisprudenza hanno sostenuto che il divorzio non facesse cessare l’affinità, poiché l’articolo 78, terzo comma, del codice civile prevede solo la cessazione del vincolo in caso di nullità del matrimonio, non di scioglimento. Tuttavia, con la sentenza n. 107 del 20 marzo – 18 giugno 2024, la Corte Costituzionale ha mutato l’orientamento. La Consulta ha dichiarato incostituzionale l’articolo 64, comma 4, del TUEL (D.Lgs. 267/2000) nella parte in cui manteneva l’incompatibilità alla carica pubblica per gli affini entro il terzo grado del sindaco o del presidente della provincia anche dopo il divorzio. Secondo la Corte, è irragionevole che il vincolo di affinità sopravviva a un matrimonio che l’ordinamento considera sciolto, creando una “categoria di affini del divorziato” priva di fondamento reale.

È importante però chiarire che la decisione ha portata settoriale: riguarda le incompatibilità negli enti locali, non l’articolo 78 c.c., che resta formalmente in vigore. Ne consegue che, in ambito amministrativo, l’affinità derivante da un matrimonio sciolto cessa con il divorzio; mentre in altri contesti – come quello notarile, fiscale o civilistico in generale – la questione è ancora aperta, in attesa di un intervento legislativo o di ulteriori pronunce che estendano il principio.

Per chi opera nel diritto di famiglia, questa evoluzione segnala una tendenza chiara: la progressiva equiparazione tra divorzio e nullità del matrimonio ai fini della cessazione dell’affinità. È dunque opportuno, in presenza di casi che coinvolgono ex coniugi o loro familiari, valutare attentamente l’ambito normativo di riferimento e, se necessario, richiedere un parere legale aggiornato, per evitare errori derivanti dal quadro giurisprudenziale in evoluzione.

Quando è opportuno rivolgersi a un avvocato

Può sembrare un argomento tecnico, ma nella pratica quotidiana la conoscenza dei gradi di parentela è essenziale per evitare errori con conseguenze economiche o giuridiche. Dubbi nascono spesso in materia di successioni, obblighi alimentari, adozioni o matrimoni con possibili impedimenti. Un errore nel calcolo di un grado può compromettere la validità di un testamento o l’attribuzione di una quota ereditaria.

Rivolgersi a un avvocato esperto in diritto di famiglia e successioni è quindi consigliabile ogni volta che si devono valutare rapporti di parentela complessi, o quando occorre individuare con precisione chi abbia titolo a partecipare a una divisione ereditaria. Lo stesso vale per le coppie che intendono sposarsi o formalizzare un’unione civile e vogliono accertarsi che non esistano impedimenti di parentela o affinità.

Un legale potrà anche chiarire questioni più delicate, come l’estensione dei diritti tra affini (suoceri, cognati) o le implicazioni dei legami familiari nei casi di adozione o convivenza di fatto. La consulenza di un professionista consente di affrontare con sicurezza situazioni che, a prima vista, possono sembrare solo “di famiglia”, ma che la legge disciplina con rigore.

Conclusione

Il sistema dei gradi di parentela rappresenta uno dei pilastri del diritto di famiglia italiano. Non si tratta di una nozione teorica, ma di un criterio che regola la vita giuridica quotidiana: dall’eredità agli obblighi alimentari, dalle unioni civili ai limiti matrimoniali. Conoscere come si calcolano i gradi, distinguere la linea retta da quella collaterale e comprendere la differenza tra parentela e affinità permette di orientarsi in situazioni che, pur familiari nella sostanza, sono complesse dal punto di vista normativo.

La parentela, infatti, non è solo un fatto biologico ma un rapporto giuridico con conseguenze concrete. Basti pensare ai casi in cui, in assenza di testamento, l’eredità viene devoluta ai parenti fino al sesto grado, oppure agli obblighi di mantenimento che possono sorgere tra familiari in linea retta. O ancora, ai divieti matrimoniali che la legge impone per tutelare i legami di sangue.

Per chi si trova a dover affrontare una questione ereditaria, stabilire un vincolo familiare o verificare un impedimento legale, il supporto di un avvocato specializzato in diritto di famiglia e successioni è spesso decisivo. Comprendere i gradi di parentela significa interpretare correttamente il tessuto di regole che lega la dimensione affettiva a quella giuridica.

Se desideri una consulenza legale su temi di parentela, successione o affinità, puoi contattare i recapiti dello studio presenti nella pagina.

Articolo redatto da Avv. Prof. Marco Ticozzi – Studio Legale a Padova, Mestre Venezia e Treviso.

FAQ sul grado di parentela

1. Che cosa si intende per grado di parentela?

Il grado di parentela indica la distanza tra due persone che discendono da uno stesso antenato. Ogni generazione corrisponde a un grado: tra genitore e figlio vi è il primo grado, tra nonno e nipote il secondo, tra fratelli il secondo in linea collaterale.

2. Chi sono i parenti di primo grado?

Sono parenti di primo grado i genitori e i figli. Si tratta di un rapporto in linea retta, in cui una persona discende direttamente dall’altra. È il legame familiare più vicino riconosciuto dalla legge.

3. I fratelli sono parenti di primo grado?

No. I fratelli sono parenti di secondo grado in linea collaterale, perché occorre salire al genitore comune e poi scendere all’altro fratello. Non rientrano quindi tra i parenti di primo grado.

4. Chi rientra tra i parenti entro il quarto grado?

Rientrano entro il quarto grado:

  • primo grado: genitori e figli;
  • secondo grado: fratelli, nonni e nipoti;
  • terzo grado: zii e nipoti;
  • quarto grado: cugini, prozii e pronipoti.

Oltre il quarto grado il legame diventa più lontano e spesso non rileva in ambito amministrativo.

5. Come si calcolano i gradi di parentela?

In linea retta si contano le generazioni tra due persone. In linea collaterale si sale fino all’ascendente comune e poi si scende verso l’altro familiare, escludendo lo stipite. La legge riconosce la parentela fino al sesto grado.

6. I cugini di che grado sono?

I cugini sono parenti di quarto grado in linea collaterale, poiché condividono lo stesso nonno come ascendente comune.

7. L’affinità cessa con il divorzio?

In generale l’affinità nasce dal matrimonio e collega un coniuge ai parenti dell’altro. L’articolo 78 del codice civile non prevede espressamente la cessazione con il divorzio, ma la giurisprudenza recente ha limitato la rilevanza del vincolo in specifici ambiti, come le incompatibilità negli enti locali.

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Marco Ticozzi Avvocato Venezia

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