3 maggio 2026
Cos’è l’usura e qual è il suo significato nei finanziamenti? L’usura si verifica quando gli interessi superano il tasso soglia stabilito dalla legge o risultano sproporzionati. Scopri come funziona l’usura bancaria, come si calcola e quando un tasso diventa illegale.
Usura: significato e definizione giuridica
Nel linguaggio comune si parla spesso di usura per indicare interessi molto elevati, ma dal punto di vista giuridico il concetto è più preciso. L’usura si verifica quando il costo di un finanziamento supera determinati limiti stabiliti dalla legge oppure quando, pur restando formalmente entro tali limiti, risulta sproporzionato rispetto alla situazione economica del debitore.
Il riferimento normativo principale è l’art. 644 del codice penale, che disciplina il reato di usura, e l’art. 1815, comma 2, del codice civile, secondo cui, se sono pattuiti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi. Questo significa, in concreto, che il cliente può arrivare a restituire soltanto il capitale ricevuto, con effetti economici rilevanti nei rapporti con banche e finanziarie.
La legge n. 108 del 1996 ha introdotto un sistema oggettivo per individuare l’usura, fondato sul superamento del cosiddetto “tasso soglia”. Non è quindi necessario dimostrare un comportamento scorretto della banca o dello finanziatore: è sufficiente che il tasso applicato superi il limite previsto per legge.
Nella pratica, tuttavia, non sempre è immediato comprendere se ci si trovi davanti a un caso di usura. Molti contratti di mutuo, prestito o apertura di credito includono diverse voci di costo che rendono meno evidente il reale peso degli interessi. Proprio per questo motivo, una valutazione corretta richiede spesso un’analisi tecnica e giuridica del contratto.
Come funzionano gli interessi nei finanziamenti
Per capire quando si configura un’ipotesi di usura è necessario chiarire come funzionano gli interessi nei rapporti di finanziamento. Ogni prestito, mutuo o apertura di credito prevede un costo per il cliente, che rappresenta il compenso per chi concede il denaro.
Gli interessi possono assumere diverse forme. I più comuni sono gli interessi corrispettivi, cioè quelli dovuti per l’utilizzo del capitale. A questi si possono aggiungere gli interessi moratori, applicati in caso di ritardo nei pagamenti, e una serie di oneri accessori come commissioni, spese di istruttoria e costi di gestione.
Dal punto di vista pratico, uno degli errori più frequenti è ritenere che solo il tasso di interesse nominale sia rilevante. In realtà, per valutare il costo complessivo del finanziamento si utilizza il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), che include gran parte delle spese collegate al contratto. Tuttavia, ai fini dell’usura, il confronto con il tasso soglia richiede di verificare quali voci debbano essere incluse nel calcolo secondo i criteri stabiliti dalla normativa e dalla giurisprudenza.
Nella pratica bancaria, questa distinzione genera spesso contestazioni. Ad esempio, ci si chiede se debbano essere considerati anche gli interessi di mora o alcune commissioni particolari. La risposta non è sempre univoca e dipende dall’interpretazione dei giudici, che negli anni non è stata del tutto uniforme.
Quando si configura l’usura bancaria nei contratti
L’usura bancaria rappresenta il terreno applicativo più frequente della disciplina, soprattutto nei rapporti di conto corrente, mutuo e affidamento. In questi casi, la verifica richiede un’analisi tecnica del costo complessivo del credito, attraverso il confronto tra il TEG (Tasso Effettivo Globale) del singolo rapporto e il tasso soglia determinato ai sensi della legge n. 108 del 1996.
La recente giurisprudenza di legittimità ha ribadito che tale verifica non può essere effettuata in modo approssimativo. In particolare, la Cassazione (ord. 15 gennaio 2026, n. 861) ha sottolineato come il giudice debba attenersi, nel calcolo del TEG, ai criteri tecnici indicati dalla Banca d’Italia, che costituiscono il punto di riferimento per garantire coerenza tra i dati rilevati a livello di sistema e quelli applicati nel singolo rapporto.
Un profilo particolarmente delicato riguarda la commissione di massimo scoperto (CMS), soprattutto nei contratti anteriori al 2010. La stessa pronuncia richiama il principio già fissato dalle Sezioni Unite n. 16303/2018, secondo cui la CMS non può essere trattata come una qualsiasi voce di costo, ma deve essere considerata secondo criteri specifici, in coerenza con le modalità con cui è stata rilevata ai fini del TEGM.
Dal punto di vista pratico, questo significa che non ogni superamento apparente del tasso soglia è indice di usura. Errori nel calcolo del TEG, nella selezione delle voci da includere o nell’individuazione del parametro di confronto possono portare a conclusioni non corrette. È proprio su questi aspetti che si concentra gran parte del contenzioso bancario.
Il ruolo dei tassi nel mercato del credito
Nel sistema del credito, i tassi di interesse svolgono una funzione essenziale: rappresentano il prezzo del denaro e regolano l’equilibrio tra domanda e offerta di finanziamenti. Banche e intermediari determinano le condizioni economiche dei prestiti tenendo conto di diversi fattori, tra cui il rischio del cliente, la durata del finanziamento e l’andamento generale dei mercati.
Proprio per evitare squilibri eccessivi, il legislatore ha introdotto un sistema di controllo pubblico sui tassi applicati. Questo intervento non mira a impedire alle banche di applicare interessi elevati, ma a evitare che tali interessi superino livelli considerati inaccettabili. In altre parole, non ogni finanziamento costoso è illecito: diventa problematico solo quando oltrepassa determinate soglie.
Dal punto di vista pratico, questo significa che il cliente non può limitarsi a valutare se il tasso sia “alto” o “basso” in senso assoluto. Un tasso può apparire elevato ma essere perfettamente lecito, così come un tasso apparentemente contenuto può risultare irregolare se calcolato in modo scorretto o accompagnato da costi accessori rilevanti.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la differenza tra le varie tipologie di operazioni. I tassi applicati a un mutuo ipotecario, ad esempio, sono normalmente più bassi rispetto a quelli di un prestito personale o di un’apertura di credito in conto corrente. Questo spiega perché anche i limiti di legge (i cosiddetti tassi soglia) sono differenziati per categoria: il confronto deve sempre essere effettuato con il parametro corretto, altrimenti si rischiano valutazioni errate.
Usura: il calcolo del tasso soglia e i limiti di legge
Il sistema di individuazione dell’usura si fonda su un meccanismo normativo articolato, che richiede un corretto coordinamento tra legge e dati tecnici. Il tasso soglia viene determinato a partire dai tassi medi rilevati trimestralmente dalla Banca d’Italia e pubblicati con decreto ministeriale, secondo quanto previsto dall’art. 2 della legge n. 108 del 1996.
Tuttavia, la giurisprudenza ha chiarito che il confronto tra tasso applicato e tasso soglia deve rispettare un principio fondamentale: la cosiddetta “simmetria” tra TEG e TEGM. Le Sezioni Unite della Cassazione (sent. n. 16303/2018), richiamate anche dalla Corte d’Appello di Roma (sent. 17 giugno 2025, n. 3803), hanno precisato che le voci di costo considerate nel calcolo del tasso del singolo rapporto devono essere coerenti con quelle utilizzate per rilevare il tasso medio.
Questo principio ha conseguenze molto concrete. Non è possibile includere nel TEG voci che non sono state considerate nella rilevazione del TEGM, perché ciò altererebbe il confronto e renderebbe non attendibile la verifica. Allo stesso modo, alcune componenti – come la commissione di massimo scoperto nei contratti più risalenti – devono essere trattate secondo criteri specifici.
Nella pratica, molti errori nascono proprio da una violazione di questo principio. Si confrontano grandezze non omogenee, oppure si utilizzano formule non coerenti con le istruzioni ufficiali. Per questo motivo, il calcolo del tasso soglia non può essere ridotto a una semplice operazione matematica, ma richiede una corretta impostazione giuridica e tecnica.
Quali voci incidono realmente sul costo del prestito
Uno dei punti più delicati nella valutazione dell’usura riguarda l’individuazione delle voci che devono essere considerate nel calcolo del costo complessivo del finanziamento. Non si tratta solo di una questione matematica, ma soprattutto giuridica.
Oltre agli interessi corrispettivi, possono incidere diversi oneri, tra cui spese di istruttoria, commissioni di gestione, costi assicurativi e altre voci collegate al contratto. Tuttavia, non tutte queste componenti devono necessariamente essere incluse nel calcolo ai fini della verifica del superamento del tasso soglia.
Un tema particolarmente discusso riguarda gli interessi di mora. Ci si chiede, ad esempio, se debbano essere sommati agli interessi corrispettivi o valutati separatamente. La giurisprudenza, negli anni, ha fornito risposte non sempre uniformi, anche se l’orientamento prevalente tende a escludere la sommatoria automatica tra le due tipologie.
Dal punto di vista operativo, questo significa che una valutazione corretta non può essere fatta in modo approssimativo. È necessario analizzare il contratto nel dettaglio, distinguere tra le varie componenti del costo e applicare i criteri elaborati dalla normativa e dalle decisioni dei tribunali.
Nella pratica, capita spesso che vengano avanzate contestazioni basate su calcoli semplificati o su interpretazioni non aggiornate. Questo può creare aspettative non realistiche nel cliente. Per questo motivo, prima di intraprendere un’azione legale, è sempre opportuno verificare con attenzione la fondatezza della pretesa, anche attraverso una consulenza tecnica qualificata.
Usura originaria e sopravvenuta: differenze concrete
La distinzione tra usura originaria e usura sopravvenuta è oggi uno dei punti più stabilizzati della materia, ma continua a essere al centro di numerose contestazioni. L’usura originaria si verifica quando il tasso supera la soglia al momento della pattuizione del contratto o della sua modifica: in questo caso, trova applicazione l’art. 1815, comma 2, c.c., con la conseguente non debenza degli interessi.
Diversamente, si parla di usura sopravvenuta quando il tasso, inizialmente lecito, diventa superiore alla soglia nel corso del rapporto, a seguito della variazione dei tassi medi di mercato. Su questo punto, le Sezioni Unite della Cassazione (sent. 19 ottobre 2017, n. 24675) hanno escluso la rilevanza di tale fenomeno, affermando che il giudizio di usurarietà deve essere effettuato con riferimento al momento della pattuizione.
Le decisioni più recenti confermano e rafforzano questo orientamento. La Cassazione (ord. 15 gennaio 2026, n. 861) ha ribadito l’irrilevanza dell’usura sopravvenuta anche nei rapporti bancari, mentre l’ordinanza n. 8669 del 1° aprile 2025 ha precisato che tale principio si applica anche ai conti correnti, pur tenendo conto della loro struttura variabile e della possibile modifica delle condizioni nel tempo.
Anche la giurisprudenza di merito si muove nella stessa direzione. La Corte d’Appello di Brescia (sent. 2 aprile 2026, n. 329) ha escluso la rilevanza del superamento del tasso soglia verificatosi solo in alcuni trimestri del rapporto, affermando che tale fenomeno non incide sulla validità della clausola originaria. Questo orientamento appare ormai consolidato e trova applicazione generalizzata nei contratti bancari.
Dal punto di vista pratico, ciò comporta che molte contestazioni fondate esclusivamente sull’andamento successivo dei tassi sono destinate a non avere esito favorevole. La verifica deve concentrarsi sulle condizioni pattuite all’origine o sulle eventuali modifiche contrattuali, e non sull’evoluzione del mercato nel corso del rapporto.
Le principali questioni interpretative nei giudizi
Il contenzioso in materia di interessi presenta ancora oggi numerose criticità interpretative, nonostante l’intervento chiarificatore delle Sezioni Unite. Le difficoltà non riguardano tanto l’esistenza dei principi, quanto la loro applicazione concreta nei singoli casi.
Uno dei nodi più frequenti riguarda il corretto calcolo del TEG e la selezione delle voci da includere. La recente Cassazione n. 861/2026 ha ribadito che il giudice deve attenersi alle istruzioni della Banca d’Italia, valorizzandole come parametro tecnico di riferimento. Questo orientamento riduce gli spazi per ricostruzioni alternative, spesso utilizzate nei contenziosi per sostenere tesi di usurarietà non coerenti con i criteri ufficiali.
Un ulteriore profilo critico riguarda la commissione di massimo scoperto e, più in generale, gli oneri accessori. Come chiarito anche dalla Corte d’Appello di Roma (sent. n. 3803/2025), tali componenti devono essere considerate in modo coerente con la loro rilevazione nei tassi medi, evitando duplicazioni o inclusioni improprie.
Non meno rilevante è il tema dell’impostazione processuale della domanda. La giurisprudenza più recente (Cass. n. 8669/2025) evidenzia come molte contestazioni vengano dichiarate inammissibili per difetti di allegazione o per una non corretta qualificazione dei motivi di ricorso. Questo significa che non basta individuare un possibile profilo di irregolarità: è necessario costruire la domanda in modo tecnicamente rigoroso, indicando con precisione i criteri di calcolo, i periodi di riferimento e le norme violate.
Dal punto di vista pratico, emerge con chiarezza che la materia dell’usura non tollera approcci standardizzati. Ogni valutazione richiede un’analisi puntuale del rapporto e un aggiornamento costante rispetto agli orientamenti giurisprudenziali più recenti.
Usura bancaria oggettiva e soggettiva: come si distinguono
La disciplina dell’usura non si limita al superamento del tasso soglia. Accanto a questa ipotesi, definita usura oggettiva, esiste anche una forma più articolata, nota come usura soggettiva.
L’usura oggettiva si verifica quando il tasso applicato supera il limite stabilito dalla legge. In questo caso, non è necessario dimostrare alcuna condizione particolare del debitore: il semplice superamento della soglia è sufficiente a rendere gli interessi illegali. Questa impostazione risponde all’esigenza di garantire certezza nei rapporti economici e tutela dell’ordine nel mercato del credito.
L’usura soggettiva, invece, è prevista dall’art. 644, comma 3, c.p. e richiede una valutazione più complessa. Si ha quando gli interessi, pur inferiori alla soglia, risultano comunque sproporzionati rispetto al capitale prestato e alla situazione economica del cliente, che si trova in condizioni di difficoltà finanziaria. In questo caso, assume rilievo anche il comportamento del finanziatore, che approfitta di tale situazione.
Dal punto di vista concreto, questa seconda ipotesi è più difficile da dimostrare, perché richiede una valutazione caso per caso e la prova della condizione di debolezza del debitore. Tuttavia, può assumere rilievo in situazioni particolari, ad esempio quando il finanziamento viene concesso a condizioni molto gravose a soggetti in evidente difficoltà economica.
Errori frequenti nella contestazione degli interessi
Nella pratica, chi sospetta la presenza di interessi illegittimi tende spesso a commettere alcuni errori che possono compromettere la possibilità di ottenere un risultato concreto. Il primo riguarda l’approccio semplificato al calcolo: non è sufficiente confrontare il tasso indicato nel contratto con una soglia generica trovata online. Come visto, è necessario individuare il parametro corretto in base alla tipologia di operazione e al periodo di riferimento.
Un altro errore ricorrente consiste nel fare affidamento su perizie standardizzate o su modelli di calcolo non aggiornati. La materia è in continua evoluzione e le decisioni dei tribunali incidono direttamente sui criteri da applicare. Utilizzare schemi superati può portare a risultati fuorvianti e, nei casi peggiori, a intraprendere azioni legali prive di reale fondamento.
Dal punto di vista operativo, è fondamentale evitare di sovrapporre concetti diversi. Ad esempio, non ogni irregolarità nel contratto comporta automaticamente la presenza di usura. Allo stesso modo, non tutte le voci di costo devono essere incluse nel calcolo, e l’errata individuazione di queste componenti è una delle principali cause di contestazioni infondate.
Infine, va considerato un aspetto pratico spesso sottovalutato: i tempi e i costi del contenzioso. Anche quando esistono elementi per contestare gli interessi, è necessario valutare con attenzione la convenienza dell’azione, tenendo conto dell’importo in gioco e delle probabilità di successo.
Usura: conseguenze legali e diritti del cliente
Quando viene accertata la presenza di usura, le conseguenze giuridiche possono essere particolarmente incisive. Il principio di riferimento è stabilito dall’art. 1815, comma 2, c.c.: se sono pattuiti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.
Questo comporta, in concreto, che il cliente è tenuto a restituire soltanto il capitale ricevuto. Tutte le somme pagate a titolo di interessi possono essere richieste indietro attraverso un’azione di ripetizione. Nei rapporti bancari di lunga durata, come i mutui o le aperture di credito, questo può tradursi in importi anche molto rilevanti.
Accanto ai profili civilistici, esiste anche una rilevanza penale. L’art. 644 c.p. punisce il reato di usura, con conseguenze che possono riguardare direttamente il soggetto che ha concesso il finanziamento. Tuttavia, nella maggior parte dei casi che coinvolgono banche e intermediari, l’attenzione si concentra sugli effetti civilistici del rapporto.
Dal punto di vista pratico, chi ritiene di aver subito un’applicazione di interessi usurari dovrebbe innanzitutto raccogliere la documentazione contrattuale e bancaria (contratti, estratti conto, piani di ammortamento). Solo a seguito di un’analisi tecnica è possibile valutare se esistano i presupposti per una contestazione.
In molti casi, prima di arrivare in giudizio, può essere opportuno tentare una soluzione stragiudiziale. Tuttavia, data la complessità della materia, il supporto di un professionista esperto in diritto bancario è spesso determinante per evitare errori e impostare correttamente la strategia.
Conclusioni
Il quadro normativo e giurisprudenziale in materia di usura appare oggi più definito rispetto al passato, soprattutto grazie all’intervento delle Sezioni Unite e alla loro successiva applicazione nelle pronunce più recenti. In particolare, la netta esclusione della rilevanza dell’usura sopravvenuta rappresenta uno degli approdi più stabili, confermato anche dalla giurisprudenza del 2025 e 2026.
Questa impostazione, tuttavia, non è stata priva di critiche in dottrina. Parte degli studiosi ha evidenziato come l’esclusione di ogni rilevanza dell’usura sopravvenuta possa lasciare scoperti alcuni profili di tutela del cliente, soprattutto nei rapporti di lunga durata caratterizzati da significative variazioni dei tassi di mercato. In questo senso si collocano, tra gli altri, i contributi di Morisi, Pagliantini, Guizzi e Tomasi, che hanno messo in discussione la rigidità dell’approccio adottato dalla giurisprudenza di legittimità.
Nonostante queste posizioni, l’orientamento prevalente resta fermo nel concentrare la verifica sul momento della pattuizione, richiedendo una valutazione rigorosa del tasso applicato e della sua conformità ai limiti di legge. Le pronunce più recenti dimostrano anche una crescente attenzione agli aspetti tecnici del calcolo e alla necessità di utilizzare criteri omogenei e coerenti con le rilevazioni ufficiali.
Nella pratica professionale, questo si traduce in un dato chiaro: le contestazioni in materia di usura possono avere esiti molto diversi a seconda della qualità dell’analisi effettuata. Errori nel calcolo, nell’individuazione delle voci rilevanti o nell’impostazione giuridica della domanda possono compromettere anche pretese fondate.
Per questo motivo, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa, è opportuno verificare con attenzione la documentazione contrattuale e valutare il caso concreto con il supporto di un professionista esperto.
Se desideri una consulenza legale, puoi contattare i recapiti dello studio presenti nella pagina.
Articolo redatto da Avv. Prof. Marco Ticozzi – Professore Aggregato di Diritto Privato presso Università Ca’ Foscari Venezia - Studio Legale a Padova, Mestre Venezia e Treviso.
FAQ sull'usura
Quando si parla di usura?
Si parla di usura quando il tasso di interesse supera il limite stabilito dalla legge oppure, in alcuni casi, quando risulta sproporzionato rispetto alla situazione economica del debitore.
Come si calcola il tasso soglia?
Il tasso soglia viene determinato partendo dai tassi medi rilevati trimestralmente dalla Banca d’Italia, aumentati secondo i criteri previsti dalla legge.
Gli interessi di mora possono essere usurari?
Sì, anche gli interessi di mora possono essere valutati ai fini dell’usura, ma la loro incidenza e modalità di calcolo sono oggetto di interpretazioni giurisprudenziali.
Cosa succede se un contratto prevede interessi usurari?
La clausola è nulla e non sono dovuti interessi. Il cliente può chiedere la restituzione delle somme già pagate.
L’usura si valuta al momento della firma o durante il rapporto? Secondo l’orientamento prevalente, si valuta al momento della conclusione del contratto.
È necessario rivolgersi a un avvocato?
Considerata la complessità della materia, è fortemente consigliato rivolgersi a un professionista esperto per una valutazione corretta del caso.
I post più recenti
Potrebbe interessarti anche...
Richiedi una consulenza