Il Blog dell' Avv. Prof.
Marco Ticozzi

Divisione della casa coniugale assegnata ad un coniuge

25 ottobre 2021

Divisione della casa coniugale assegnata ad un coniuge: è possibile instaurare un giudizio di divisione giudiziale sull’immobile costituente casa coniugale che sia stato assegnato a un coniuge in sede di separazione o divorzio?

E, soprattutto, la divisione giudiziale dell’immobile costituente casa coniugale assegnata a un coniuge deve tener conto, nel conguaglio, del provvedimento di assegnazione oppure la divisione deve essere fatta come se quel provvedimento non ci sia, quantomeno ove la proprietà venga attribuita al coniuge assegnatario dell’immobile costituente casa coniugale?

Vediamo una recente sentenza di Cassazione.

Divisione casa coniugale assegnata coniuge
Divisione della casa coniugale

Divisione casa coniugale: Cassazione 19 ottobre 2021, n. 28871 e immobile assegnato ad un coniuge

 

Divisione della casa coniugale assegnata ad un coniuge. La questione posta nella sentenza di Cassazione qui in commento era proprio quella anticipata: tale questione “consiste nello stabilire se - in sede di divisione di un immobile in comproprietà di due coniugi legalmente separati, già destinato a residenza familiare e, per tale ragione, assegnato, in sede di separazione, al coniuge affidatario della prole - occorra tenere conto della diminuzione del valore commerciale del cespite conseguente alla presenza sul medesimo del diritto di godimento del coniuge affidatario della prole pure nel caso in cui la divisione si realizzi mediante assegnazione a quest'ultimo della proprietà dell'intero immobile, con conguaglio in favore del comproprietario” (Cassazione 19 ottobre 2021, n. 28871 su Divisione della casa coniugale assegnata ad un coniuge).

 

Casa coniugale divisione giudiziale: i diversi orientamenti sulla considerazione dell’assegnazione dell’immobile ad un coniuge

 

Divisione casa coniugale: la sentenza qui in commento ha rimesso la questione alle Sezioni Unite, dando atto dell’esistenza di due orientamenti diversi sulla divisione giudiziale della casa coniugale assegnata ad un coniuge e, in particolare, sulla necessità o meno di tenere conto della diminuzione del valore commerciale dell’immobile costituente casa coniugale, conseguente alla presenza sul medesimo del diritto di godimento del coniuge affidatario della prole.

Un primo orientamento su tale questione riguardante la divisione giudiziale della casa coniugale assegnata ad un coniuge è il seguente: “l'assegnazione del godimento della casa familiare in sede di separazione personale o divorzio dei coniugi non può formare oggetto di considerazione, in occasione della divisione dell'immobile in comproprietà tra i coniugi, al fine di determinare il valore di mercato del bene, qualora l'immobile venga attribuito al coniuge titolare del diritto al godimento sullo stesso; tale diritto, infatti, è attribuito nell'esclusivo interesse dei figli e non del coniuge affidatario cosicché, decurtandone il valore dalla stima del cespite, si realizzerebbe una indebita locupletazione a favore del medesimo coniuge affidatario, potendo egli, dopo la divisione, alienare il bene a terzi senza alcun vincolo e per il prezzo integrale; in tal senso si sono espresse Sez. I n. 11630 del 17/09/2001, Sez. II n. 27128 del 19/12/2014 (non massimata), Sez. II n. 17843 del 09/09/2016, Sez. II n. 33069 del 20/12/2018 (non massimata)” (Cassazione 19 ottobre 2021, n. 28871 su Divisione giudiziale della casa coniugale assegnata ad un coniuge).

Viceversa, sempre Cassazione 19 ottobre 2021, n. 28871 ricorda un secondo orientamento per il quale “l'assegnazione della casa familiare ad uno dei coniugi, cui l'immobile non appartenga in via esclusiva, instaura un vincolo (opponibile anche ai terzi per nove anni, e, in caso di trascrizione, senza limite di tempo) che oggettivamente comporta una decurtazione del valore della proprietà, totalitaria o parziaria, di cui è titolare l'altro coniuge, il quale da quel vincolo rimane astretto, come i suoi aventi causa, fino a quando il provvedimento non sia eventualmente modificato, sicchè nel giudizio di divisione se ne deve tenere conto indipendentemente dal fatto che il bene venga attribuito in piena proprietà all'uno o all'altro coniuge ovvero venduto a terzi; in tal senso si sono espresse Sez. H n. 20319 del 15/10/2004, Sez. II n. 8202 del 22/04/2016” (Cassazione 19 ottobre 2021, n. 28871 su Divisione della casa coniugale assegnata ad un coniuge).

 

Divisione della casa coniugale assegnata ad un coniuge: rimessione della questione alle Sezioni Unite

 

Proprio in relazione alla presenza di differenti orientamenti, è stata rimessa alle Sezioni Unite la questione della necessità o meno di tenere conto della diminuzione del valore commerciale dell’immobile costituente casa coniugale, conseguente alla presenza sul medesimo del diritto di godimento del coniuge affidatario della prole.

La sentenza in commento sulla divisione della casa coniugale, al fine di giustificare la rimessione, evidenzia in particolare che

- “il segnalato contrasto è sostanzialmente sincronico; gli ultimi due precedenti massimati, infatti, esprimono orientamenti divergenti e risalgono entrambi al 2016;

- la questione oggetto di contrasto è di rilevante interesse pratico, presentandosi in molti casi di divisione giudiziale di un immobile in comproprietà tra coniugi che, in sede di separazione o di divorzio, abbia formato oggetto di assegnazione al coniuge affidatario della prole.

- il tema ha suscitato un ampio dibattito in dottrina, con posizioni anche molto divaricate;

- il contrasto, pur sviluppatosi prevalentemente all'interno della seconda sezione civile, coinvolge anche una pronuncia della prima sezione civile (capofila del primo dei due orientamenti sopra ricordati) e, del resto, la questione di diritto che ne forma oggetto, pur concernendo la materia della divisione (artt. 1116 e 720 c.c.), involge anche tematiche tipiche del diritto di famiglia”.

 

Casa coniugale divisione: possibili scenari sul rilievo del provvedimento di assegnazione dell’immobile a un coniuge

 

Quali i possibili esiti della questione posta?

Anzitutto i due orientamenti richiamati sembrano riguardare solo l’ipotesi in cui il coniuge assegnatario della casa coniugale ottenga, nel giudizio di divisione, la proprietà dell’immobile.

Infatti, ci sembra chiaro che, se il giudizio di divisione porti alla vendita a terzi dell’immobile, all’acquirente resterà opponibile l’assegnazione della casa coniugale, il cui peso dovrà quindi essere considerato nella fissazione del valore dell’immobile da dividere e cedere.

Tra i coniugi la questione potrebbe essere in effetti più incerta, anche se non ci sembra ci sia una ragione per differenziare la soluzione rispetto a quella che vale nei rapporti con i terzi. Se il coniuge non assegnatario instaura il giudizio di divisione, perché dovrebbe ottenere un maggior valore della sua quota, rispetto all’ipotesi di cessione a un terzo, quando sia il coniuge assegnatario della casa coniugale a chiedere l’assegnazione?

La soluzione opposta, vale a dire quella per la quale il coniuge assegnatario della casa coniugale dovrebbe pagare il valore intero ove sia lui ad acquistare, avrebbe quindi due effetti privi di logica: arricchirebbe il coniuge non assegnatario; stimolerebbe il coniuge assegnatario a non comprare la quota di casa per lasciarla acquistare a terzi.

È anche vero che, con ogni probabilità, la perdita del ‘valore’ derivante dall’assegnazione, ove si accogliesse questa soluzione da noi ritenuta non corretta, potrebbe essere rimediata con il diritto di richiedere la modifica degli assegni gravanti o da far gravare sul coniuge non assegnatario, che si arricchisca ricevendo, in luogo del valore della sua quota diminuita del peso dell’assegnazione, il valore pieno della sua quota. Infatti, se l’acquisto del coniuge assegnatario non tiene conto del ‘valore’ dell’assegnazione della casa coniugale ove sia lui ad acquistare, vi può essere una alterazione dell’equilibrio che fonda i provvedimenti del Giudice in sede di separazione e divorzio, giacché un tale acquisto -a prezzo pieno- fa venir meno nella sostanza il vantaggio che quel coniuge aveva in relazione al diritto di vivere nella casa coniugale senza sostenere costi.

Ma ribadiamo che, a nostro avviso, la soluzione corretta è quella per la quale comunque il peso dell’assegnazione deve essere considerato, soprattutto per non stimolare comportamenti opportunistici del coniuge non assegnatario.

di Marco Ticozzi

 

 

Potrebbe interessarti anche...

Chiedi una consulenza