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Marco Ticozzi

Revocatoria Agenzia Entrate

25 ottobre 2021

Revocatoria Agenzia Entrate: con una certa frequenza mi capita di assistere clienti convenuti in un’azione revocatoria ordinaria promossa dall’Agenzia delle Entrate, in relazione a una vendita o donazione, magari di un immobile, o in relazione alla costituzione di un fondo patrimoniale o l’istituzione di un trust.

A quali condizioni l’Agenzia delle Entrate può agire in via revocatoria ordinaria?

Quali tutele può avere il cliente e a quali condizioni?

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Protezione immobile e azione revocatoria


Revocatoria Agenzia Entrate: perché agisce con tale azione?

 

L’Agenzia delle Entrate agisce con l’azione revocatoria ordinaria al fine di far revocare gli atti dispositivi (quali la vendita, la donazione, la costituzione di un fondo patrimoniale, l’istituzione di un trust, ecc.) compiuti dal debitore.

Mi è capitato con una certa frequenza di assistere i clienti in un’azione revocatoria ordinaria promossa contro di loro dall’Agenzia delle Entrate: in questa tipologia di debiti (tributari), forse più spesso che in altre situazioni, il cliente probabilmente spera di salvare il proprio patrimonio ponendo in essere degli atti dispositivi quali la vendita, la donazione, la costituzione di un fondo patrimoniale, l’istituzione di un trust, ecc.

Il problema peraltro è molto delicato perché l’atto dispositivo (la vendita, la donazione, la costituzione di un fondo patrimoniale, l’istituzione di un trust, ecc.), non solo potrebbe essere revocabile civilisticamente, ma potrebbe realizzare il reato penale di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Ma andiamo con ordine e vediamo anzitutto in cosa consiste l’azione revocatoria ordinaria prevista dall’art. 2901 cc.

 

Revocatoria Agenzia delle Entrate: in cosa consiste tale azione prevista dall’art. 2901 cc sugli atti dispositivi quali la vendita, la donazione, la costituzione di un fondo patrimoniale o l’istituzione di un trust?

 

La revocatoria ordinaria disciplinata dall’art. 2901 cc è volta a far dichiarare inefficace, per il solo creditore che agisce, un atto dispositivo (quale la vendita, la donazione, la costituzione di un fondo patrimoniale, l’istituzione di un trust, ecc.) posto in essere da un proprio debitore. La conseguenza di tale revocatoria ordinaria, ove venga accolta, è che il creditore potrà agire sul bene uscito dal patrimonio del debitore come se l’atto dispositivo non sia mai stato posto in essere.

La disciplina della revocatoria ordinaria (applicabile anche nei casi in cui ad agire sia l’Agenzia delle Entrate) differenzia gli oneri per il creditore (nel caso che stiamo trattando dell’Agenzia delle Entrate) a seconda che l’atto posto in essere sia a titolo oneroso o a titolo gratuito (essendo molto più facile ottenere la revocatoria in questo secondo caso), nonché a seconda che l’atto sia stato posto in essere prima o dopo il sorgere del credito.

 

Azione Revocatoria Agenzia Entrate: esistenza del credito

 

Il primo presupposto dell’azione revocatoria ordinaria (anche quando sia promossa dall’Agenzia delle Entrate) è quello dell’esistenza del credito: essendo legittimato all’azione “il creditore” appunto occorre che sia un tale soggetto ad agire.

La giurisprudenza, però, continua a ripetere che è sufficiente una ragione di credito, anche se non accertata e litigiosa: “in tema di azione revocatoria, rileva una nozione lata di credito, comprensiva della ragione o aspettativa, con la conseguenza che anche il credito eventuale, in veste di credito litigioso, è idoneo a determinare l'insorgere della qualità di creditore abilitato all'esperimento dell'azione revocatoria ordinaria avverso l'atto dispositivo compiuto dal debitore, a nulla rilevando che sia di fonte contrattuale o derivi da fatto illecito e senza che vi sia necessità della preventiva introduzione di un giudizio di accertamento del medesimo credito o della certezza del fondamento dei relativi fatti costitutivi, in coerenza con la funzione di tale azione, che non persegue fini restitutori” (Cass. 19 febbraio 2020, n. 4212).

Peraltro, la giurisprudenza, che pur consente come detto al creditore di agire anche solo con una ragione di credito litigiosa, richiede però che tale ragione di credito “non si rilevi però "prima facie" assolutamente pretestuosa e, quindi, si atteggi come probabile nella sua esistenza, ancorché non sia stata definitivamente accertata” (in tal senso Cass. 18 luglio 2008 n. 20002; Cass., 6 giugno 2011, n. 12235; App. Roma Sez. II, 8 marzo 2012; Trib. Aosta, 30 luglio 2010).

Da tale profilo, nella revocatoria ordinaria promossa dall’Agenzia delle Entrate (ma anche in generale in altri giudizi di revocatoria ordinaria) si può contestare la mancanza di tale presupposto dell’azione laddove, appunto, la ragione di credito appaia pretestuosa o totalmente infondata.

A tal fine l’azione revocatoria promossa dall’Agenzia delle Entrate potrebbe essere contestata, ad esempio, in presenza di cartelle per debiti prescritti o annullate in sede tributaria.

 

Revocatoria ordinaria: esistenza del pregiudizio per il creditore o l’Agenzia delle Entrate

 

Un secondo presupposto dell’azione revocatoria ordinaria (in generale e anche di quella promossa dall’Agenzia delle Entrate) è quella del pregiudizio, che l’atto per il quale l’Agenzia delle Entrate agisca in revocatoria, reca alle ragioni del creditore.

Non vi è tale pregiudizio, ad esempio, quando il residuo patrimonio è in grado di garantire al creditore (nel nostro caso l’Agenzia delle Entrate) la possibilità di soddisfarsi, perché i beni che residuano dopo l'atto dispositivo hanno un valore superiore al credito vantato.

Ma non vi è tale pregiudizio anche quando il bene verso il quale l’Agenzia delle Entrate agisce in revocatoria ordinaria abbia già iscrizioni ipotecarie che non lascino spazio al soddisfacimento di creditori di versi da quelli privilegiati: ad esempio Cass. 22 dicembre 2015, n. 25733 indica che “nell'azione revocatoria ordinaria il presupposto costituito dal pregiudizio alle ragioni del creditore include anche il pericolo di danno, la cui valutazione è rimessa alla discrezionalità del giudice, sicché, qualora l'azione sia proposta da un creditore chirografario rispetto alla compravendita di un bene ipotecato, l'eventus damni va valutato con riguardo al potenziale conflitto tra l'attore, creditore chirografario, ed il creditore ipotecario, in relazione alla concreta possibilità di soddisfazione del primo rispetto all'entità della garanzia reale del secondo (nella specie, la suprema corte ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda, perché l'attore, chirografario tardivamente intervenuto in una procedura esecutiva relativa all'immobile successivamente alienato, non avrebbe ricevuto alcunché in sede di ipotetico riparto per l'inidoneità dell'unica offerta presentata a soddisfare persino i crediti privilegiati)”.

Questo requisito nell’azione revocatoria ordinaria promossa dall’Agenzia delle Entrate offre talvolta spazio alle difese.

 

Azione Revocatoria Agenzia delle Entrate: atti a titolo gratuito (donazione, fondo patrimoniale, trust) o oneroso (vendita)

 

Come anticipato, la disciplina della revocatoria ordinaria ex. art 2901 cc anche promossa dall’Agenzia delle Entrate, poi, distingue a seconda che l’atto sia a titolo oneroso o gratuito e che l’atto sia anteriore o successivo al sorgere del credito.

In particolare, l’art. 2901 cc indica che il creditore (anche l’Agenzia delle Entrate) può agire con la revocatoria ordinaria se prova che:

  • che il debitore conoscesse il pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l'atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento”;
  • che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo fosse consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse partecipe della dolosa preordinazione”.

Una disciplina che offre qualche possibilità di difesa in più nella revocatoria promossa dall’Agenzia delle Entrate è quella che coinvolge gli atti a titolo oneroso che, per poter essere revocati, necessitano della prova della conoscenza del pregiudizio in capo al terzo coinvolto (ad esempio l’acquirente nella vendita).

Da tale profilo, una tutela che spesso il convenuto nell’azione revocatoria ordinaria promossa anche dall’Agenzia delle Entrate, è quella di contestare il coinvolgimento del terzo.

È però da evidenziare che la prova della conoscenza del pregiudizio (e, quindi, quantomeno del credito) in capo al terzo:

  • c’è solo per gli atti a titolo oneroso e non per quelli a titolo gratuito (donazione, costituzione fondo patrimoniale o istituzione del trust);
  • può essere fornita anche per presunzioni, in particolare ove il terzo sia un parente del debitore verso il quale si stia agendo in revocatoria ordinaria: Cass. 5 marzo 2009, n. 5359 ad esempio indica che “la prova della participatio fraudis del terzo, necessaria ai fini dell'accoglimento dell'azione revocatoria ordinaria nel caso in cui l'atto dispositivo sia oneroso e successivo al sorgere del credito, può essere ricavata anche da presunzioni semplici, ivi compresa la sussistenza di un vincolo parentale tra il debitore ed il terzo, quando tale vincolo renda estremamente inverosimile che il terzo non fosse a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente”.

 

Prescrizione dell’azione revocatoria ordinaria

 

L’azione revocatoria ordinaria ha un termine di prescrizione di cinque anni, che decorrono dall’atto dispositivo.

Ciò significa che l’Agenzia delle Entrate, come qualunque altro creditore che agisca con tale azione, può notificare la citazione entro cinque anni da quanto è stato fatta la vendita, la donazione, istituito il fondo patrimoniale o costituito il trust, ecc.: questo, infatti, è il termine di prescrizione fissato dall’art. 2903 cc.

 

Azione revocatoria ordinaria promossa dall’Agenzia delle Entrate: conclusioni

 

Per le ragioni che abbiamo evidenziato, vi è modo di difendersi ma chiaramente gli strumenti che l’ordinamento offre non sempre sono forti.

Dipende chiaramente dalla situazione di fatto esistente: se vi sono o meno altri beni capienti; se vi erano o meno pregiudizievoli sui beni; se vi è buona o mala fede; ecc.

Talvolta questi atti di disposizione del proprio patrimonio (quali la vendita, la donazione, la costituzione di un fondo patrimoniale, l’istituzione di un trust, ecc.) sono fatti nell’inconsapevolezza delle conseguenze che ne derivano: tale inconsapevolezza -di ciò che la legge prevede- certo non sempre è sufficiente a evitare la revocatoria dell’Agenzia delle Entrate.

Ciò non significa che non vi sia spazio per la difesa o che la difesa comunque non possa avere una utilità: è da ricordare, infatti, che l’azione revocatoria ordinaria, anche quella promossa dall’Agenzia delle Entrate, è un’azione costitutiva. Ricorda anche Cass. 24 agosto 2016, n. 17311 che “la sentenza che accoglie una domanda revocatoria ex art. 2901 c.c. ha natura costitutiva, sicché non è suscettibile di produrre effetto prima del passaggio in giudicato”.

Ciò significa che, fino appunto al passaggio in giudicato di una sentenza favorevole alla revocatoria in ipotesi promossa dall’Agenzia delle Entrate, per cui fino alla Cassazione se le parti continuano a impugnare, l’eventuale revocatoria non produce effetti e l’Agenzia delle Entrate non può agire in via esecutiva sui beni.

Per questa ragione, quindi, talvolta il debitore convenuto nell’azione revocatoria ordinaria promossa dall’Agenzia delle Entrate può avere interesse a proseguire nei giudizi, impugnando le sentenze sfavorevoli, al fine di evitare un’immediata azione nella speranza, ad esempio, che in sede tributaria le cartelle vengano annullate, gli importi dovuti vengano ridotti, qualche condono tributario possa un domani evitare l’aggressione del bene o, comunque, anche solo nella speranza di avere in futuro maggiori risorse per far fronte al debito.

di Marco Ticozzi

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