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Incostituzionalità cognome padre: Corte Costituzionale sentenza 27 aprile 2022

30 luglio 2025

La sentenza della Corte Costituzionale del 27 aprile 2022 ha cambiato profondamente le regole sull’attribuzione del cognome ai figli. Ma cosa significa, ad esempio, per chi vuole dare il cognome madre ai figli? In sintesi, non è più previsto l’automatismo che imponeva il solo cognome paterno: i genitori possono oggi scegliere di attribuire entrambi i cognomi, oppure solo quello di uno dei due, in base a un accordo reciproco. Questa svolta, frutto di un principio di pari dignità tra madre e padre, apre a nuove possibilità ma anche a dubbi pratici e giuridici. Nei paragrafi che seguono analizzeremo il contenuto della sentenza, i pro e contro del doppio cognome, le implicazioni del solo cognome della madre e come funziona l’attribuzione del cognome padre e madre ai figli, fornendo anche spunti utili per orientarsi tra norme, scelte familiari e possibili controversie.

Incostituzionalità attribuzione cognome padre
Incostituzionalità attribuzione cognome padre

La decisione della Corte Costituzionale sul cognome paterno

Il 27 aprile 2022 la Corte Costituzionale ha pronunciato una decisione destinata a segnare un cambiamento epocale nelle regole sull’attribuzione del cognome ai figli. La Corte ha stabilito l’incostituzionalità di tutte le norme che imponevano in via automatica il solo cognome paterno, sia nei casi di figli nati all’interno del matrimonio, sia per quelli nati fuori dal matrimonio, sia per i figli adottivi. Questa impostazione era radicata nella tradizione giuridica italiana, che vedeva nel cognome del padre l’elemento identificativo della famiglia. Tuttavia, secondo la Corte, tale automatismo è in contrasto con gli articoli 2, 3 e 117 della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in quanto viola il principio di uguaglianza e lede l’identità personale del minore. La decisione afferma che entrambi i genitori devono avere pari voce nella scelta del cognome e che, in assenza di accordo, l’ordinamento dovrà prevedere un meccanismo equilibrato, eventualmente con l’intervento del giudice. In attesa di una disciplina legislativa organica, la regola di riferimento diventa quella dell’attribuzione di entrambi i cognomi, nell’ordine stabilito dai genitori.

Cognome madre ai figli: cosa cambia con la sentenza

Fino alla pronuncia della Corte Costituzionale, dare il cognome madre ai figli era possibile solo in presenza di circostanze eccezionali e spesso con l’intervento del tribunale. In linea generale, la legge italiana imponeva il cognome paterno, salvo rari accordi che permettevano di aggiungere quello materno. Oggi, invece, la situazione è radicalmente diversa: la sentenza ha eliminato il vincolo dell’automatismo, consentendo ai genitori di comune accordo di scegliere liberamente quale cognome attribuire. Ciò significa che, se entrambi concordano, il cognome materno può essere l’unico attribuito al figlio sin dalla nascita. Questa apertura normativa è particolarmente significativa nei casi in cui la famiglia desideri valorizzare la linea materna, preservare un cognome raro o semplicemente adottare una scelta che rispecchi la propria identità familiare. È bene ricordare, tuttavia, che la decisione deve essere frutto di un consenso reciproco: in caso di disaccordo, non è possibile imporre unilateralmente il cognome materno. In tali situazioni, la regola di default prevede l’attribuzione di entrambi i cognomi.

Doppio cognome: pro e contro nella scelta dei genitori

L’introduzione del doppio cognome come regola generale comporta vantaggi e svantaggi che è opportuno valutare. Tra i pro più evidenti vi è il riconoscimento della pari dignità tra i genitori: entrambi vedono rappresentata la propria identità familiare nel cognome del figlio. Inoltre, il doppio cognome può preservare cognomi rari dall’estinzione, mantenendo un legame simbolico con entrambe le linee familiari. Tuttavia, vi sono anche possibili contro. Un cognome composto può risultare lungo e talvolta scomodo nell’uso quotidiano, specialmente nei documenti ufficiali o nei sistemi informatici che hanno limiti di caratteri. Inoltre, nei casi in cui le generazioni successive ereditino più cognomi, sarà necessario stabilire criteri di riduzione per evitare eccessiva complessità. Dal punto di vista pratico, alcuni genitori scelgono di attribuire il doppio cognome per i primi figli e solo uno dei due per eventuali figli successivi, al fine di garantire uniformità tra fratelli e al contempo semplicità. È importante valutare attentamente queste implicazioni prima di compiere la scelta definitiva, anche con il supporto di un avvocato specializzato in diritto di famiglia.

Solo cognome della madre: opportunità e limiti giuridici

La possibilità di attribuire solo il cognome della madre ai figli rappresenta una novità di rilievo nel panorama giuridico italiano. Prima della sentenza della Corte Costituzionale, questa scelta era concessa in pochissimi casi, spesso legati a decisioni giudiziarie e non a una libera determinazione dei genitori. Oggi, invece, se entrambi i genitori sono d’accordo, è possibile optare per il solo cognome materno fin dalla nascita. Le ragioni possono essere molteplici: la volontà di tramandare un cognome raro o prestigioso, il desiderio di rafforzare il legame con la famiglia materna o anche motivazioni di carattere identitario e culturale. Tuttavia, restano alcuni limiti. In assenza di accordo tra i genitori, la scelta unilaterale non è ammessa e si applica la regola generale del doppio cognome. Inoltre, un futuro intervento legislativo potrebbe meglio definire i criteri e le modalità di attribuzione. È consigliabile, quindi, valutare bene la decisione e formalizzarla correttamente al momento della registrazione della nascita, per evitare contestazioni o procedure successive di modifica del cognome.

Cognome padre e madre ai figli: come si decide l’ordine

L’attribuzione del cognome padre e madre ai figli non è solo una questione di principio, ma anche di ordine di indicazione. La sentenza della Corte Costituzionale ha chiarito che, in caso di scelta del doppio cognome, i genitori sono liberi di stabilire l’ordine tra quello paterno e quello materno. Questa libertà, tuttavia, richiede un accordo chiaro e formalizzato. Alcune famiglie optano per mantenere l’ordine tradizionale (padre-madre) per ragioni di consuetudine, altre preferiscono invertire (madre-padre) per valorizzare la linea materna o per motivi di suono ed eufonia. In caso di disaccordo, la decisione non può essere presa unilateralmente: la legge prevede che, in assenza di intesa, la questione possa essere rimessa al giudice. È quindi importante discutere questa scelta prima della registrazione anagrafica per evitare conflitti successivi. Vale la pena sottolineare che l’ordine stabilito per il primo figlio sarà vincolante anche per gli eventuali fratelli o sorelle, garantendo uniformità all’interno del nucleo familiare.

Le nuove regole e il futuro intervento legislativo

La decisione della Corte Costituzionale, pur rappresentando un punto di svolta, non costituisce una disciplina completa e definitiva in materia di cognomi. Il compito di stabilire norme precise spetta ora al legislatore, che dovrà definire in modo chiaro le modalità di attribuzione, i criteri in caso di disaccordo e le regole per le generazioni future. Un tema aperto riguarda, ad esempio, la gestione dei cognomi doppi nei figli di genitori che a loro volta hanno un doppio cognome: senza una disciplina specifica, il rischio di un eccessivo allungamento dei nomi è concreto. Altro punto da chiarire è la possibilità di modificare il cognome già attribuito, qualora entrambi i genitori lo richiedano, e le conseguenze di tali scelte sui documenti ufficiali. Nel frattempo, la regola operativa è chiara: in assenza di accordo, il figlio porta entrambi i cognomi, in un ordine da stabilire o da demandare al giudice. Si tratta di un cambiamento che, pur nato da un’esigenza di equità, richiede attenzione e consapevolezza per essere applicato correttamente nella vita quotidiana delle famiglie.

Conclusioni e consigli pratici

La sentenza della Corte Costituzionale del 27 aprile 2022 ha aperto un nuovo capitolo nell’attribuzione del cognome ai figli, superando una tradizione secolare e riconoscendo pari dignità a entrambi i genitori. L’abolizione dell’automatismo del cognome paterno consente oggi una scelta più libera e rispettosa dell’identità familiare, che può spaziare dal doppio cognome al solo cognome materno, in base agli accordi tra i genitori. Tuttavia, questa libertà comporta anche la necessità di riflettere attentamente sulla decisione, considerandone le implicazioni legali, pratiche e personali. La scelta del cognome non è solo una formalità burocratica: incide sull’identità del figlio e avrà effetto per tutta la vita. È quindi consigliabile valutare in anticipo le opzioni, discutere apertamente in famiglia e, in caso di dubbi o conflitti, consultare un avvocato specializzato in diritto di famiglia. Se desideri una consulenza legale per affrontare correttamente la scelta del cognome per tuo figlio, puoi contattare i recapiti dello studio presenti nella pagina.

Articolo redatto da Avv. Prof. Marco Ticozzi – Studio Legale a Padova, Mestre Venezia e Treviso

FAQ sull’attribuzione del cognome

1. È obbligatorio dare il doppio cognome ai figli?

Sì, in assenza di accordo tra i genitori, la regola attuale prevede l’attribuzione di entrambi i cognomi, uno del padre e uno della madre.

2. Posso dare solo il cognome della madre a mio figlio?

Sì, ma solo se entrambi i genitori sono d’accordo e la scelta viene formalizzata al momento della registrazione della nascita.

3. Come si decide l’ordine dei cognomi?

L’ordine è stabilito liberamente dai genitori. In caso di disaccordo, la decisione può essere rimessa al giudice.

4. Se i genitori hanno già il doppio cognome, cosa succede ai figli?

Al momento non esiste una disciplina definitiva. Il legislatore dovrà stabilire come gestire i cognomi nelle generazioni future per evitare eccessiva lunghezza.

5. È possibile cambiare il cognome di un figlio dopo la registrazione?

In alcuni casi sì, ma la procedura richiede una richiesta motivata e l’autorizzazione delle autorità competenti.

File Allegati:
Marco Ticozzi Avvocato Venezia

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