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Marco Ticozzi

Testamento Olografo

24 novembre 2022

Testamento olografo: come noto esistono vari tipi di testamento, che si distinguono nelle formalità adottate per realizzarlo. Oltre a quello olografo, vale dire quello scritto di pugno dal testatore, vi sono anche il testamento pubblico (redatto dal notaio) e quello segreto.

Molto spesso si utilizza il testamento olografo perché può essere fatto dal testatore senza necessità della consulenza di altri soggetti: ma, in realtà, vi possono essere varie questioni che coinvolgono tale atto di disposizione olografo e possono portare alla dichiarazione della sua invalidità. Per questa ragione e, nella sostanza, al fine di fare un testamento olografo valido, può essere utile la consulenza di un professionista esperto in diritto delle successioni.

Ma vediamo, nello specifico, quali sono i requisiti del testamento olografo e come farlo perché non sia nullo e non venga messa in discussione la sua validità.

Testamento Olografo
Testamento Olografo


Testamento olografo: cos’è?

 

Come detto il testamento olografo può essere definito come quella disposizione testamentaria, per cui con causa di morte (viene fatta oggi ma produce effetto dopo la morte), con la quale il testatore dispone dei propri beni per il momento in cui non sarà più in vita.

Spesso le persone utilizzano il testamento olografo perché lo possono fare in casa senza necessità del notaio e senza i costi del notaio o di altro professionista che presti assistenza.

Non è però sempre detto che la consulenza non sia necessaria: come diremo ci possono essere molte ragioni di invalidità del testamento olografo per cui certo può essere scritto di pugno dal testatore ma per essere valido deve rispettare certi requisiti di forma e di sostanza.

 

Quali sono i requisiti del testamento olografo?

 

Vediamo i requisiti di tale atto di disposizione olografo.

Ai sensi dell’art. 602 del codice civile il testamento olografo deve:

  • essere scritto per intero a mano dal testatore;
  • contenere la data;
  • contenere la sottoscrizione del testatore.

Lo stesso art. 602 cc. precisa che: la sottoscrizione deve essere posta alla fine delle disposizioni testamentarie, per cui in fondo; è preferibile sia indicato il nome del testatore: se la sottoscrizione non è fatta indicando nome e cognome, è valida quando designa con certezza la persona del testatore; la data deve contenere l'indicazione del giorno, mese e anno.

I requisiti del testamento olografo non sono in fondo molti sul piano formale: deve essere scritto dal testatore a mano e non a macchina e deve essere datato e sottoscritto.

Chiaramente non è detto che un testamento olografo valido sul piano formale sia valido anche in quello sostanziale, potendo venire impugnato anche per una serie di ulteriori ragioni, quale anzitutto quella connessa alla lesione della legittima.

 

Come rispettare i requisiti formali del testamento olografo: la scrittura di pugno

 

Al fine del rispetto dei requisiti formali del testamento olografo è bene procedere a un breve approfondimento.

Il fatto che tale atto di disposizione sia olografo implica la necessità che sia scritto di pugno dal testatore: non può essere scritto a macchina o al computer ma solo a mano e non può essere scritto da altri.

L’autografia è imposta perché in qualche modo garantisce la genuinità della disposizione testamentaria. Non essendoci nel testamento olografo il controllo del notaio si vuole evitare che un terzo predisponga tale atto di disposizione e una semplice firma del testatore lo convalidi. Il fatto che il testatore debba scrivere a mano dovrebbe in teoria garantire la genuinità del testamento olografo e il fatto che la volontà testamentaria espressa sia proprio quella del de cuius.

Ove si voglia mettere in discussione l’autografia occorre dimostrare che tale atto di disposizione non sia scritto di pugno dal testatore: mentre il mancato rispetto di questo requisito è evidente nel caso di testamento scritto a macchina o al computer, nel caso di atto di disposizione scritto a mano ma non dal testatore la prova potrebbe essere più difficile.

La Cassazione indica che la prova deve essere fornita da chi contesta l’autografia: “la domanda giudiziale di nullità del testamento olografo per difetto di autografia configura un'azione di accertamento negativo della provenienza della scrittura, con la conseguenza che l'onere della prova grava sulla parte che l'ha proposta, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo” (Cass. 17 agosto 2022, n. 24835).

Ma la prova della mancanza di autografia nel testamento olografo può anche derivare da una perizia calligrafica, vale a dire chiedendo al perito di fare un raffronto tra altre scritture del disponente e tale atto di disposizione olografo.

 

Testamento olografo: secondo requisito relativo alla necessità della data

 

Il secondo requisito del testamento olografo è dato dalla presenza della data.

La Cassazione ha precisato che “in tema di validità del testamento olografo, la completa indicazione della data, composta di giorno, mese ed anno, costituisce un requisito essenziale di forma dell'atto anche nel caso in cui, in concreto, l'omissione sia irrilevante rispetto al regolamento d'interessi risultante dalle disposizioni testamentarie” (Cass. 21 maggio 2020, n. 9364).

La data è importante perché consente di indicare quando è stata posta in essere la disposizione testamentaria: ed è importante perché, come detto, tra più disposizioni incompatibili prevale l’ultima.

Vi sono dei limitati casi in cui un eventuale errore concernete la datazione del testamento olografo è superabile, ma a condizione che la sanatoria derivi da dati presenti nello stesso atto di disposizione: ad esempio Cass. 29 novembre 2021, n. 37228 ha ritenuto che “l'indicazione erronea della data del testamento olografo, dovuta ad errore materiale del testatore per distrazione, ignoranza od altra causa, anche se concretantesi in una data impossibile, non voluta però come tale dal testatore, può essere rettificata dal giudice, ma solo avvalendosi di altri elementi intrinseci della scheda testamentaria, così da rispettare il requisito essenziale della autografia dell'atto”.

 

Il terzo e ultimo requisito del testamento olografo: la sottoscrizione

 

Il terzo e ultimo requisito del testamento olografo è la sottoscrizione del testatore.

Come nei contratti, la sottoscrizione rede riferibile l’atto giuridico al soggetto che l’ha sottoscritto.

Consente di verificare che la volontà espressa sia riferibile proprio al disponente.

La Cassazione ha precisato che autografia della scrittura e presenza della sottoscrizione da un lato mirano a garantire la genuinità della disposizione ma dall’altro sono dirette a due tutele diverse: “in tema di nullità del testamento olografo, la finalità del requisito della sottoscrizione, previsto dall'art. 602 c.c. distintamente dall'autografia delle disposizioni in esso contenute, ha la finalità di soddisfare l'imprescindibile esigenza di avere l'assoluta certezza non solo della loro riferibilità al testatore, già assicurata dall'olografia, ma anche dell'inequivocabile paternità e responsabilità del medesimo che, dopo avere redatto il testamento - anche in tempi diversi - abbia disposto del suo patrimonio senza alcun ripensamento, onde l'accertata apocrifia della sottoscrizione esclude in radice la riconducibilità dell'atto di ultima volontà al testatore” (Cass. 27 luglio 2017, n. 18616).

Il soggetto che voglia contestare la sottoscrizione potrebbe farlo instaurando una causa in cui si contesti che la sottoscrizione sia del testatore.

In sede contenziosa, infatti, è possibile procedere alla verificazione della scrittura disconosciuta: generalmente ciò viene fatto per il tramite di una perizia calligrafica che esamini il testamento e la sottoscrizione, comparando la firma con altre del testatore. Per questa ragione il soggetto interessato dovrà offrire delle scritture di comparazione, come precedenti atti notarili sottoscritti dallo stesso soggetto.

Su tali questioni la Cassazione ha indicato che “il giudizio di verificazione di un testamento olografo deve necessariamente svolgersi con un esame grafico espletato sull'originale del documento per rinvenire gli elementi che consentono di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione, tuttavia una volta verificati sul documento originale i dati che l'ausiliario reputi essenziali per l'accertamento dell'autenticità della grafia (ad es. l'incidenza pressoria sul foglio della penna), il prosieguo delle operazioni può svolgersi su eventuali copie o scansioni, e ciò a prescindere dal fatto che l'originale sia stato prodotto da una delle parti” (Cass. 15 gennaio 2018, n. 711).

 

Che valore ha un testamento olografo?

 

Il testamento olografo ha lo stesso valore degli altri testamenti (pubblico e segreto). Non è che uno prevalga sugli altro o sia da preferire dal profilo formale: in sede testamentaria vale la regola per la quale, in caso di presenza di più testamenti con contenuto incompatibile, l’ultimo prevale sui precedenti perché attesta l’ultima e più recente volontà del testatore.

Il testamento olografo, quindi, vale come un qualsiasi atto di disposizione a condizione che sia fatto correttamente, nel rispetto dei requisiti formali e sostanziali.

 

Dove si deposita un testamento olografo?

 

La legge non prescrive un luogo o una persona per la conservazione del testamento olografo.

Trattandosi di un testamento spesso fatto in casa dal testatore è frequente che lo stesso venga conservato dal testatore stesso o da un suo parente, magari proprio il beneficiario della disposizione testamentaria.

In ipotesi di testamenti redatti con la consulenza di professionisti o, comunque, di persone che abbiano un particolare interesse a che il testamento olografo non venga perso o distrutto, ne affidano la conservazione al proprio avvocato o altro professionista di fiducia.

Ai sensi dell’art. 620 cc. “chiunque è in possesso di un testamento olografo deve presentarlo a un notaio per la pubblicazione, appena ha notizia della morte del testatore”: questa previsione dovrebbe garantire che vengano pubblicati tutti i testamenti olografi fatti, di modo che sia possibile accertare l’ultima volontà del de cuius.

 

Quando un testamento olografo è nullo?

 

Il testamento olografo può essere dichiarato nullo in presenza di più circostanze. Tra quelle più ricorrenti possiamo ricordare quelle che seguono:

  • quando manchino i requisiti e ad esempio l’atto di disposizione non sia firmato o scritto a mano;
  • se dal testamento olografo non sia possibile capire chi sono i beneficiari;
  • se l’atto di disposizione contenga delle disposizioni illecite;
  • in ipotesi di testamenti reciproci, in cui due soggetti facciano delle disposizioni reciproche di uno a favore dell’altro;

 

Testamento olografo: ipotesi di annullabilità

 

In altre ipotesi di vizi si parla di annullabilità del testamento olografo.

Ciò avviene ad esempio:

  • quando vi siano difetti di forma meno rilevanti come ad esempio la data incompleta;
  • quando vi sia una incapacità del testatore;
  • in ipotesi di errore, violenza e dolo che abbiano portato il disponente a sottoscrivere un testamento con un vizio della volontà.

Tra questi il vizio più ricorrente è quello connesso alla incapacità del testatore. Chiaramente l’incapacità è evidente se il soggetto non abbia la capacità di agire, vale a dire sia minorenne o sia stato sottoposto a procedure per la limitazione della capacità di agire.

Spesso, però, si pone una questione di incapacità naturale, vale a dire di incapacità di intendere e volere: è annullabile il testamento olografo se il testatore, quando lo ha redatto e firmato, era in uno stato di incapacità di intendere e volere, vale a dire incapacità naturale.

Si tratta di una prova difficile perché la Cassazione richiede la prova del fatto che nel preciso momento della disposizione vi fosse una tale incapacità: il che forse è possibile per soggetti con incapacità grave, ma non anche per i soggetti che abbiamo una malattia che a solo a tratti o non completamente limitano la capacità (basti pensare alle tipiche malattie che possono avere gli anziani).

In questo senso la Cassazione ha indicato proprio che “l'incapacità naturale del testatore postula l'esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell'atto, della coscienza dei propri atti o della capacità di autodeterminarsi. Peraltro, poiché lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l'eccezione, spetta a colui che impugna il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso grava, invece, su chi voglia avvalersene provarne la corrispondente redazione in un momento di lucido intervallo” (Cass. 19 dicembre 2017, n. 30485).

 

Testamento olografo: quando produce lesione della legittima?

 

Una delle problematiche che può coinvolgere un testamento olografo (più di altri) è quello connesso alla lesione della legittima.

Nel nostro ordinamento, in presenza di parenti prossimi del testatore (coniugi e figli in particolare e ascendenti in mancanza di figli), il testatore non è libero di lasciare i propri beni a chi vuole ma deve rispettare la quota di legittima, vale a dire la quota di patrimonio che la legge riserva a questi soggetti. Tale quota di legittima varia a seconda di quali e quanti legittimari siano presenti: varia tra 1/2 e 3/4 del patrimonio a seconda dei casi, potendo il testatore disporre liberamente del resto.

Permane una certa autonomia.

Anzitutto perché il testatore può disporre liberamente della quota disponibile, che può essere lasciata a terzi o anche a uno dei legittimari per attribuirgli una eredità maggiore rispetto agli altri ma nei limiti di ciò che si può fare.

Inoltre, perché il testamento olografo può essere utilizzato per dividere i beni che formeranno l’asse ereditario in modo da attribuirne uno ad ogni erede, evitando così una comunione di tutti i beni tra i vari eredi. Se il de cuius ha più immobili e vuole evitare che coniuge e figli diventino comproprietari (con possibili conflitti di gestione), potrebbe attribuirne uno ciascuno o comunque disporre in modo che non vi sia una comunione. Chiaramente ciò può essere fatto legittimamente se non viene lesa la legittima: per cui tra i vari beni vi possono essere differenze di valore ma non devono essere tali da creare differenze maggiori della quota disponibile.

Questa complessità è una delle ragioni per le quali è opportuno che il testamento olografo venga fato con la consulenza di un esperto in diritto delle successioni.

di Marco Ticozzi

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