Rescissione del contratto: definizione e significato
Rescissione del contratto: quale è il significato e cosa consiste la rescissione per lesione del contratto?
Come noto, la rescissione del contratto può avvenire nel caso di contratto concluso in stato di pericolo e di contratto concluso in stato di bisogno economico.
Non si tratta di un istituto applicato con molta frequenza: tra le due ipotesi, quella maggiormente utilizzata è quella relativa al contratto concluso in stato di bisogno.
Ma quando sussiste e quando è possibile con questa azione di rescissione far venir meno il vincolo?

Che cosa è la Rescissione del contratto?
L'azione di rescissione del contratto è un rimedio legale
previsto dal codice civile italiano che consente di far venire meno un contratto per
il verificarsi di determinate circostanze. Si tratta di una forma di tutela per
le parti contraenti che permette, in alcuni casi, di rendere privo di effetti un contratto
che si è dimostrato ingiusto o dannoso per una delle parti.
Gli articoli 1447 e 1448 del codice civile italiano riguardano due diverse ipotesi di rescissione del contratto: il contratto concluso in stato di pericolo e il contratto concluso in stato di bisogno.
Il contratto concluso in stato di pericolo
La rescissione del contratto concluso in stato di pericolo è
un'opzione legale che si può richiedere quando un soggetto, trovandosi in una
situazione di grave pericolo personale noto alla controparte, è costretto a
concludere un contratto a condizioni fortemente sfavorevoli. Questo meccanismo
è differente dalla rescissione per bisogno, in quanto riguarda specificamente
situazioni in cui vi è un pericolo imminente e grave per la persona. La legge
richiede tre condizioni affinché sia possibile richiedere la rescissione in
stato di pericolo: la presenza effettiva di un pericolo grave, la
consapevolezza di tale situazione da parte della controparte e l'iniquità delle
condizioni contrattuali.
Il pericolo in questione deve essere grave e attuale, tale
da poter causare danni significativi alla persona, come lesioni fisiche o danni
alla reputazione e all'onorabilità. Non è rilevante se la situazione di
pericolo è causata da eventi naturali o da azioni umane, né è necessario che il
pericolo sia inevitabile. La giurisprudenza, tuttavia, ha escluso la
possibilità di rescissione per danni meramente patrimoniali, come la minaccia
di confische o saccheggi.
Per quanto riguarda la consapevolezza della controparte, è
necessario che questa sia effettivamente a conoscenza dello stato di pericolo del
contraente. Non è sufficiente la mera conoscibilità della situazione, né la
colpa grave della controparte nell'ignorare tale situazione.
Infine, le condizioni contrattuali devono essere inique, ovvero sproporzionate rispetto al valore delle prestazioni assunte da entrambe le parti. Questa sproporzione deve essere valutata considerando sia le condizioni oggettive, come l'entità del rischio a cui è esposto il soccorritore, sia le condizioni economiche delle parti coinvolte. Non è necessario che vi sia una lesione aritmeticamente predeterminata, come nel caso della rescissione per lesione.
In conclusione, la rescissione del contratto concluso in stato di pericolo è uno strumento legale che permette di annullare un contratto stipulato in condizioni estremamente sfavorevoli a causa di una situazione di grave pericolo. Per richiederla, è necessario dimostrare l'esistenza di un pericolo grave e attuale, la consapevolezza della controparte e l'iniquità delle condizioni contrattuali.
Che cosa è la rescissione per lesione?
L'ipotesi di rescissione più frequente nella pratica
giuridica è quella relativa al contratto concluso in stato di bisogno
economico.
La norma richiamata, sostanzialmente, prevede un motivo di scioglimento del contratto in presenza di determinate condizioni, ossia: uno stato di bisogno economico da parte di una delle parti contraenti, l'approfittamento di tale bisogno da parte dell'altra parte, e la vendita di un bene a un prezzo inferiore al 50% del suo valore effettivo.
L'articolo 1448 del codice civile italiano regola la
rescissione del contratto concluso in stato di bisogno. Tale articolo
stabilisce che, qualora vi sia una sproporzione significativa tra la
prestazione di una parte e quella dell'altra, e tale sproporzione sia causata
dallo stato di bisogno di una delle parti, la parte danneggiata può richiedere
la rescissione del contratto.
Lo stato di bisogno si verifica quando una parte si trova in
una situazione tale da dover accettare condizioni estremamente sfavorevoli pur
di concludere il contratto. Se l'altra parte approfitta di questa situazione
per trarre vantaggio, il contratto può essere considerato lesivo.
Tuttavia, non tutte le situazioni di lesione danno diritto
alla rescissione del contratto. L'azione di rescissione non è ammissibile se la
lesione non supera la metà del valore della prestazione eseguita o promessa
dalla parte danneggiata al momento della conclusione del contratto.
Inoltre, affinché sia possibile chiedere la rescissione del
contratto, la lesione deve perdurare fino al momento in cui la domanda di
rescissione viene presentata. Ciò significa che, se la situazione di bisogno
che ha causato la lesione viene meno prima che la domanda di rescissione sia
presentata, non sarà più possibile richiedere la rescissione del contratto.
L'articolo 1448 esclude inoltre la possibilità di rescindere
contratti aleatori per causa di lesione. I contratti aleatori sono quei
contratti in cui l'adempimento di una delle parti dipende da un evento incerto.
Infine, l'articolo 1448 prevede che siano salve le disposizioni relative alla rescissione della divisione, regolate dagli articoli 763 e seguenti e 166 del codice civile.
In conclusione, l'articolo 1448 del codice civile fornisce una protezione importante per le parti che si trovano in una situazione di bisogno al momento della conclusione del contratto, ma impone anche alcune condizioni rigorose affinché sia possibile chiedere la rescissione del contratto.
Non contestabilità dell'accordo contrattuale solo perché iniquo
In pratica, l'azione di rescissione per lesione del contratto concluso a condizioni inique, permette di far venire meno il contratto qualora si verifichino tutte e tre le sopracitate condizioni: come detto, la rescissione è possibile solo se l'iniquità supera il 50% del valore del bene ma anche se e solo se è accompagnata da uno stato di bisogno economico e un approfittamento di tale situazione.
In generale, è importante sottolineare che la conclusione di un contratto a valori non equi (ad esempio, diversi da quelli di mercato) non è impugnabile, a meno che non siano presenti le condizioni appena descritte.
Non esiste, quindi, un diritto generale all'equità nei contratti. La tutela giuridica, al di là dell'ipotesi di rescissione, può essere invocata solo in presenza di vizi del consenso (come errore, dolo, ecc.) che abbiano portato alla conclusione di un contratto non equo e che, pertanto, consentono l'annullamento del contratto stesso.
Quali conseguenze porta la rescissione del contratto?
Nel caso in cui una parte abbia diritto alla rescissione del contratto, concluso a condizioni inique (con lesione di oltre la metà) in stato di bisogno economico e con approfittamento della controparte, vi è il diritto ad agire per ottenere la rescissione.
Questa azione, se accolta, comporta la rescissione del
contratto con tutte le conseguenze tipiche derivanti dall'accoglimento delle
azioni basate su vizi genetici del contratto: in pratica, il contratto viene
meno, e quindi non vi è obbligo di adempiere le prestazioni previste e vi è il
diritto di ripetere ciò che è stato pagato o ciò che è stato adempiuto.
È importante ricordare che il termine di prescrizione per
avviare questa azione è particolarmente breve, solo un anno dalla scoperta del
vizio. Inoltre, la parte convenuta ha la possibilità di evitare la rescissione
del contratto offrendo una modifica del contratto che sia sufficiente per
ricondurlo ad equità, come previsto dall'art. 1450 del codice civile.
In sintesi, l'accoglimento dell'azione di rescissione comporta l'annullamento del contratto, con la conseguente liberazione delle parti dagli obblighi contrattuali e il diritto di chiedere la restituzione di quanto pagato o adempiuto. Tuttavia, la parte convenuta ha la possibilità di evitare la rescissione proponendo una modifica del contratto che ne ristabilisca l'equità.
La possibilità di riduzione ad equità
Nel contesto di una richiesta di rescissione del contratto,
la parte coinvolta può adottare misure preventive per evitare tale esito.
L'articolo 1450 del codice civile italiano stabilisce infatti che il
contraente, nei confronti del quale viene avanzata la domanda di rescissione,
ha la possibilità di evitarla proponendo una modifica del contratto che sia
sufficiente a ricondurlo ad equità. Ciò significa che, in presenza di una
situazione in cui un contratto sia considerato fortemente squilibrato a
vantaggio di una delle parti, tale parte può, per evitare la rescissione,
proporre una modifica dei termini contrattuali che renda il contratto più equo.
L'offerta di modificazione deve essere significativa e deve affrontare in modo
sostanziale le questioni che hanno dato origine alla richiesta di rescissione.
In tal modo, il contraente può adottare una strategia proattiva e
collaborativa, mirata a preservare il rapporto contrattuale e ad evitare la
rescissione, piuttosto che affrontare le conseguenze, spesso onerose, associate
alla terminazione del contratto.
La riduzione ad equità del contratto rappresenta un'opzione
da considerare attentamente prima che la sentenza di rescissione passi in
giudicato. Fino a quel momento, infatti, non vi è alcuna preclusione al
proposito di proporre tale modifica, sia nel corso del processo di rescissione,
sia in appello o in un separato processo. Tuttavia, sorge una questione
controversa: è sufficiente che l'offerta di modifica riduca la lesione a non
oltre la metà del valore della controprestazione, o è necessario eliminare
completamente ogni squilibrio delle prestazioni? La giurisprudenza prevalente,
così come gran parte della dottrina, sostiene che l'offerta debba essere tale
da equiparare il valore delle prestazioni, eliminando totalmente lo squilibrio
del nesso sinallagmatico. Questo punto di vista è condiviso da numerosi autori
e giuristi, anche se non mancano voci contrarie. Secondo l'opinione
maggiormente condivisa, la riduzione ad equità non richiede una rigorosa
equivalenza di valori, ma esige che il contratto sia riportato ad un giusto
rapporto di scambio. In altre parole, il corrispettivo deve essere, per quanto
possibile, uniformato ai valori di mercato, ovvero ai prezzi normalmente
praticati per beni e servizi simili, tenendo conto delle particolari condizioni
del contratto. In sintesi, per evitare la rescissione del contratto, la parte
coinvolta deve proporre una modifica che elimini lo squilibrio delle
prestazioni, riportando il contratto ad un giusto rapporto di scambio e
uniformando il corrispettivo ai valori di mercato.
Rescissione contratto: la sentenza della Corte d’Appello di Venezia
La recente sentenza della Corte d'Appello di Venezia n. 742
del 30 marzo 2023 offre importanti chiarimenti in merito all'azione di
rescissione per lesione "ultra dimidium" prevista dall'articolo 1448
del codice civile.
La sentenza sottolinea innanzitutto che il vizio di
rescissione per lesione è un vizio genetico del contratto volto a tutelare
l'equilibrio tra le prestazioni delle parti. A tal fine, è fondamentale
considerare il valore delle prestazioni al momento della conclusione del
contratto. Pertanto, tutte le pattuizioni relative al prezzo sono essenziali
per determinare il valore della prestazione e, di conseguenza, per accertare
l'esistenza di una sproporzione superiore alla metà.
La Corte evidenzia inoltre che, per accertare la lesione
"ultra dimidium", è necessaria la simultanea ricorrenza di tre
requisiti: 1) una sproporzione superiore alla metà tra prestazione e
controprestazione; 2) uno stato di bisogno che abbia indotto il contraente
danneggiato ad accettare tale sproporzione; 3) il fatto che il contraente
avvantaggiato sia consapevole dello stato di bisogno dell'altra parte e ne
abbia tratto profitto. Tra questi tre elementi non vi è alcun rapporto di
subordinazione o precedenza, quindi, se manca uno di questi requisiti, l'azione
di rescissione deve essere respinta.
Infine, la sentenza chiarisce che, per valutare se
sussistono gli estremi della lesione, è necessario considerare il valore che la
prestazione avrebbe presumibilmente avuto in una contrattazione normale al
momento della stipulazione. Inoltre, pur essendo una semplice difficoltà
economica o carenza di liquidità sufficienti a integrare lo stato di bisogno, è
necessario che vi sia un rapporto di causa ed effetto tra questa situazione e
la decisione di contrarre. In altre parole, deve emergere che la conoscenza
dello stato di bisogno della controparte abbia costituito il motivo psicologico
che ha spinto a contrarre.
In sintesi, la sentenza della Corte d'Appello di Venezia
ribadisce l'importanza dell'equilibrio tra le prestazioni in un contratto e
sottolinea che l'azione di rescissione per lesione "ultra dimidium"
richiede la presenza concomitante di tre requisiti specifici. In assenza di
anche solo uno di essi, l'azione di rescissione non può essere accolta.
Conclusioni sulla rescissione del contratto
La rescissione del contratto è uno strumento legale
importante nel diritto italiano che serve a tutelare le parti contraenti in
situazioni di grave pericolo personale o di bisogno economico. Questo rimedio
legale consente di annullare un contratto che risulti ingiusto o dannoso per
una delle parti a causa di circostanze particolari. La legge italiana prevede
specifiche condizioni che devono essere soddisfatte per poter richiedere la
rescissione, sia nel caso di contratto concluso in stato di pericolo che in
stato di bisogno. Inoltre, la legge prevede la possibilità per la parte
convenuta di evitare la rescissione proponendo una modifica del contratto che
ne ristabilisca l'equità. Questo aspetto è particolarmente rilevante poiché
permette di preservare il rapporto contrattuale e di evitare le conseguenze
associate alla terminazione del contratto.
In conclusione, la rescissione del contratto rappresenta una forma di tutela fondamentale per le parti contraenti in situazioni di grave disagio. Tuttavia, per poter richiedere la rescissione è necessario che siano soddisfatte determinate condizioni, e in ogni caso la parte convenuta ha la possibilità di proporre una modifica del contratto che ne ristabilisca l'equità. Quindi, pur rappresentando un importante strumento di tutela, la rescissione del contratto è un'opzione da valutare attentamente e da utilizzare solo in situazioni estreme.
di Marco Ticozzi