6 giugno 2026
Che cos’è il consenso informato e perché è così importante in ambito sanitario? Si tratta della manifestazione di volontà con cui il paziente accetta o rifiuta un trattamento dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie su diagnosi, rischi, benefici e possibili alternative. Non è una semplice firma, ma un diritto fondamentale legato all’autodeterminazione della persona. La legge stabilisce che senza consenso informato il trattamento sanitario può essere illegittimo. In questo articolo analizziamo quando è obbligatorio, come deve essere raccolto e quali conseguenze comporta la sua assenza.
Consenso informato: cos’è e quale funzione ha
Il consenso informato rappresenta il presupposto indispensabile per qualsiasi trattamento sanitario. In termini giuridici, si tratta della manifestazione di volontà libera e consapevole con cui il paziente accetta oppure rifiuta una determinata prestazione medica dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie. Non è quindi una semplice firma su un modulo, ma un vero e proprio processo comunicativo tra medico e paziente.
La sua funzione è strettamente collegata al diritto di autodeterminazione, cioè alla possibilità di decidere in modo autonomo in merito al proprio corpo e alla propria salute. Questo principio trova fondamento negli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione, che tutelano rispettivamente i diritti inviolabili dell'uomo, la libertà personale e il diritto alla salute. Proprio per questo nessun trattamento sanitario può essere imposto senza una base legale o senza il consenso della persona interessata.
La Legge n. 219 del 2017 ha dato una disciplina organica al consenso informato, chiarendo che esso deve essere sempre preceduto da un'informazione completa, aggiornata e comprensibile. Il paziente deve infatti ricevere tutte le informazioni necessarie per valutare consapevolmente il trattamento proposto, i possibili benefici, i rischi e le alternative disponibili.
Il riconoscimento del consenso informato come diritto fondamentale non deriva soltanto dalla normativa interna. Un ruolo importante è stato svolto anche dalla Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina, firmata a Oviedo nel 1997 e ratificata dall'Italia con la Legge n. 145 del 2001. La Convenzione afferma che ogni intervento nel campo della salute richiede il consenso libero e informato della persona interessata, la quale deve ricevere preventivamente informazioni adeguate sullo scopo del trattamento, sui rischi e sulle possibili conseguenze.
Si tratta di un passaggio fondamentale nell'evoluzione del rapporto tra medico e paziente, perché ha contribuito ad affermare a livello europeo il principio secondo cui nessun trattamento sanitario può essere considerato legittimo senza una decisione realmente consapevole della persona coinvolta.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il fatto che il consenso non è definitivo. Il paziente può infatti:
- confermare la propria decisione;
- modificare la scelta inizialmente effettuata;
- revocare il consenso in qualsiasi momento.
Questo significa che il paziente mantiene il controllo sulle decisioni relative alla propria salute durante tutto il percorso di cura, anche dopo aver inizialmente accettato un determinato trattamento.
Il rapporto tra medico e paziente: diritti e doveri
Alla base del consenso informato vi è una relazione di fiducia tra medico e paziente, che negli ultimi decenni ha subito una profonda evoluzione. Se in passato il medico tendeva a decidere in autonomia il percorso terapeutico, oggi il paziente è chiamato a partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la propria salute.
Il professionista sanitario ha il dovere di fornire un'informazione chiara, comprensibile e adeguata alle condizioni della persona assistita. Non è sufficiente comunicare dati tecnici o consegnare documentazione standardizzata. Le informazioni devono essere adattate al livello culturale del paziente, alle sue condizioni psicologiche e alla concreta capacità di comprendere quanto viene spiegato.
Dall'altra parte, il paziente gode di una serie di diritti che costituiscono espressione del principio di autodeterminazione. In particolare può:
- ricevere tutte le informazioni relative alla propria condizione di salute;
- richiedere chiarimenti e ulteriori spiegazioni;
- delegare una persona di fiducia alla ricezione delle informazioni;
- esercitare il diritto di non sapere, scegliendo di non conoscere alcuni aspetti della propria situazione clinica.
Anche la scelta di non ricevere determinate informazioni rientra nell'ambito della libertà personale e deve essere rispettata dal medico.
Occorre inoltre ricordare che il professionista sanitario non è un semplice esecutore della volontà del paziente. Non è tenuto a praticare trattamenti contrari alla legge, alle regole deontologiche o alle buone pratiche clinico-assistenziali. Il rapporto terapeutico si fonda quindi su un equilibrio tra:
- autonomia decisionale del paziente;
- responsabilità professionale del medico;
- tutela della salute secondo le conoscenze scientifiche disponibili.
In questa prospettiva, il tempo dedicato alla comunicazione non rappresenta un momento accessorio della prestazione sanitaria, ma una componente essenziale della cura stessa.
Il consenso nel diritto: principi costituzionali e autodeterminazione
Il consenso informato trova il proprio fondamento in principi giuridici che precedono e superano il solo ambito sanitario. Il riferimento principale è rappresentato dall'articolo 32 della Costituzione, secondo cui nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
A tale previsione si affianca l'articolo 13 della Costituzione, che tutela la libertà personale quale diritto inviolabile. L'intervento sul corpo di una persona senza il suo consenso non riguarda quindi soltanto la sfera sanitaria, ma coinvolge direttamente la tutela della libertà individuale.
I principali riferimenti normativi in materia sono:
- articolo 32 della Costituzione;
- articolo 13 della Costituzione;
- Legge n. 219/2017 sul consenso informato e sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).
Nel corso degli anni la giurisprudenza ha progressivamente rafforzato il ruolo della volontà del paziente, riconoscendo che la legittimità dell'attività sanitaria non dipende esclusivamente dalla correttezza tecnica della prestazione, ma anche dal rispetto della libera scelta della persona.
La Legge n. 219/2017 ha consolidato questo orientamento, attribuendo una disciplina organica al consenso informato e riconoscendo espressamente il diritto del paziente a decidere in modo consapevole sui trattamenti che lo riguardano.
Il consenso informato assume così una duplice funzione:
- tutela il diritto alla salute;
- tutela il diritto all'autodeterminazione.
La violazione di tali principi può determinare conseguenze rilevanti sotto il profilo della responsabilità civile e, in determinate circostanze, anche sotto il profilo penale.
Come deve essere fornita l’informazione al paziente
Affinché il consenso sia valido, è necessario che sia preceduto da un’informazione adeguata. Questo passaggio è spesso il più delicato, perché da esso dipende la reale consapevolezza della scelta del paziente. La legge richiede che le informazioni siano complete, aggiornate e comprensibili, ma nella pratica ciò significa molto di più: il medico deve costruire un dialogo efficace, non limitarsi a consegnare un modulo.
Le informazioni devono riguardare diversi aspetti essenziali del trattamento sanitario. In particolare, il paziente deve essere messo a conoscenza di:
- la diagnosi e la natura della patologia;
- la prognosi, cioè l’evoluzione prevedibile della malattia;
- i benefici attesi dal trattamento;
- i rischi e le possibili complicanze;
- le alternative terapeutiche disponibili;
- le conseguenze dell’eventuale rifiuto o rinuncia alle cure.
Nella pratica sanitaria, uno degli errori che genera più frequentemente contestazioni consiste nel limitare l'informazione alla consegna di un modulo prestampato da sottoscrivere poco prima dell'intervento o della prestazione. In realtà la firma rappresenta soltanto la fase conclusiva del procedimento informativo. Ciò che assume rilievo è il percorso che precede la sottoscrizione e che deve consentire al paziente di comprendere le informazioni ricevute, formulare domande e ottenere chiarimenti. Un consenso realmente informato richiede quindi un dialogo effettivo tra professionista e paziente e non può ridursi a un mero adempimento amministrativo.
Non è sufficiente che queste informazioni siano formalmente corrette: devono essere anche comprensibili in concreto. Ciò implica che il medico tenga conto del livello culturale, delle condizioni psicologiche e dello stato emotivo del paziente. Un linguaggio eccessivamente tecnico o, al contrario, troppo generico può compromettere la validità del consenso.
Un altro aspetto rilevante è la personalizzazione dell’informazione. Non esiste un modello standard valido per tutti: il contenuto e le modalità devono adattarsi alla specifica situazione clinica e alla persona coinvolta. In questo senso, l’informazione diventa parte integrante della prestazione sanitaria e incide direttamente sulla legittimità dell’intervento medico.
Quando è obbligatorio il consenso informato
Il consenso informato è richiesto in tutti i trattamenti sanitari, senza eccezioni di principio. La regola generale stabilita dalla Legge n. 219/2017 è chiara: nessun trattamento può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato della persona interessata, salvo i casi espressamente previsti dalla legge.
Questo significa che il consenso è necessario per qualsiasi attività sanitaria, anche quando si tratta di prestazioni apparentemente semplici, come una visita medica o un esame diagnostico. Tuttavia, nella pratica, il livello di formalizzazione varia a seconda della complessità e del rischio del trattamento.
Vi sono situazioni in cui il consenso assume una rilevanza ancora maggiore e deve essere acquisito con particolare rigore, spesso in forma scritta. Si tratta, ad esempio, di:
- interventi chirurgici;
- trattamenti invasivi;
- terapie con rischi significativi;
- procedure che possono incidere in modo permanente sull’integrità fisica.
Al contrario, esistono casi in cui il consenso può essere omesso o acquisito in modo semplificato. Le principali eccezioni sono:
i trattamenti sanitari obbligatori previsti dalla legge (come i TSO); le situazioni di emergenza, quando il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà e vi è un pericolo grave e immediato per la sua salute.
Anche in presenza di un obbligo di legge, tuttavia, l’informazione resta necessaria. Il paziente deve comunque essere informato, e il consenso mantiene una funzione rilevante sotto il profilo della tutela della persona.
Il diritto di rifiutare le cure
Uno degli aspetti più importanti della disciplina sul consenso informato riguarda il diritto del paziente di rifiutare le cure. La Legge n. 219/2017 riconosce infatti a ogni persona la possibilità di decidere liberamente se sottoporsi o meno a un trattamento sanitario, anche quando tale decisione possa comportare conseguenze particolarmente gravi per la propria salute.
Il paziente può:
- rifiutare un trattamento proposto dal medico;
- interrompere una terapia già iniziata;
- revocare in qualsiasi momento il consenso precedentemente prestato;
- modificare la propria decisione nel corso del percorso di cura.
Il diritto di rifiuto può riguardare anche trattamenti necessari alla sopravvivenza che la legge considera trattamenti sanitari, compresi la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale.
In presenza di un rifiuto validamente espresso, il medico è tenuto a rispettare la volontà del paziente. Tale decisione deve essere preceduta da un'informazione completa e adeguata sulle possibili conseguenze della scelta effettuata, così da garantire una decisione realmente consapevole.
Il rifiuto delle cure non significa però abbandono terapeutico. Anche quando il paziente decide di non sottoporsi a un determinato trattamento, restano garantiti il supporto sanitario, la terapia del dolore e le cure palliative, ove necessarie. L'obiettivo rimane quello di assicurare il rispetto della dignità della persona e della qualità della vita durante tutto il percorso assistenziale.
Le conseguenze della mancanza di autorizzazione al trattamento
L’assenza di un valido consenso informato può comportare conseguenze rilevanti per il medico e per la struttura sanitaria. Non si tratta di una mera irregolarità formale: la mancanza di consenso incide sulla liceità stessa dell’intervento.
Dal punto di vista civile, il trattamento sanitario effettuato senza consenso può dare luogo a responsabilità risarcitoria. Il paziente ha diritto a ottenere il risarcimento del danno anche se l’intervento è stato eseguito correttamente dal punto di vista tecnico. In questi casi, il danno non deriva dall’errore medico, ma dalla violazione del diritto all’autodeterminazione.
La giurisprudenza ha chiarito che possono essere risarciti diversi tipi di pregiudizio, tra cui:
- il danno alla salute, se l’intervento ha avuto conseguenze negative;
- il danno da lesione del diritto all’autodeterminazione, anche in assenza di errori tecnici;
- il danno morale legato alla mancata possibilità di scegliere consapevolmente.
Particolarmente importante è la distinzione tra danno alla salute e danno da lesione del diritto all'autodeterminazione. Le due situazioni possono coincidere, ma non necessariamente. Può infatti accadere che un trattamento sanitario venga eseguito correttamente dal punto di vista tecnico e produca persino un miglioramento delle condizioni cliniche del paziente. Anche in tale ipotesi, qualora il consenso non sia stato acquisito validamente o l'informazione sia risultata insufficiente, può configurarsi una lesione del diritto della persona a decidere liberamente in merito al proprio corpo e alla propria salute. Proprio questo profilo è spesso al centro delle controversie giudiziarie in materia di consenso informato, soprattutto quando il paziente sostiene che, se correttamente informato, avrebbe scelto di non sottoporsi al trattamento o avrebbe valutato alternative diverse.
Sul piano penale, in alcune situazioni, l’intervento eseguito senza consenso può integrare reati come le lesioni personali. La valutazione dipende dalle circostanze concrete e dalla gravità del fatto, ma il principio di base resta fermo: intervenire sul corpo di una persona senza il suo consenso è giuridicamente rilevante.
Per questo motivo, la corretta acquisizione del consenso informato non è solo una tutela per il paziente, ma anche uno strumento fondamentale di protezione per il medico.
Forma e validità del consenso: scritto, orale e documentazione
Uno degli aspetti più discussi riguarda la forma del consenso informato. Contrariamente a quanto si pensa, la legge non impone sempre la forma scritta. La Legge n. 219/2017 stabilisce infatti che il consenso può essere espresso con modalità diverse, purché sia adeguatamente documentato.
Questo significa che, nella pratica, il consenso può essere:
- scritto, attraverso moduli firmati;
- orale, purché annotato nella cartella clinica;
- espresso tramite strumenti alternativi, come videoregistrazioni o dispositivi per persone con disabilità.
Nelle controversie relative alla responsabilità sanitaria è frequente ritenere che la semplice presenza di un modulo firmato sia sufficiente a dimostrare la validità del consenso informato. In realtà la documentazione scritta costituisce soltanto uno degli elementi da valutare. Un modulo generico o compilato in modo standardizzato potrebbe non essere sufficiente a dimostrare che il paziente abbia ricevuto informazioni adeguate sul trattamento specifico cui è stato sottoposto. Per questo motivo assume particolare importanza la documentazione dell'intero percorso informativo, comprese le annotazioni contenute nella cartella clinica e ogni altro elemento idoneo a dimostrare il reale svolgimento del colloquio tra medico e paziente.
La distinzione fondamentale non è quindi tra forma scritta e orale, ma tra consenso documentato e non documentato. Ciò che conta è che sia possibile dimostrare che il paziente ha ricevuto le informazioni necessarie e ha espresso una volontà libera e consapevole.
Vi sono tuttavia situazioni in cui la forma scritta è fortemente raccomandata o addirittura obbligatoria. Accade nei casi di trattamenti particolarmente invasivi o rischiosi, come interventi chirurgici, oppure quando specifiche norme lo prevedono (ad esempio in materia di sperimentazione clinica o procreazione medicalmente assistita).
Un altro elemento essenziale per la validità del consenso è la sua attualità. Il consenso deve essere prestato in un momento ragionevolmente vicino al trattamento. Se passa troppo tempo tra l’informazione e l’intervento, potrebbe essere necessario rinnovarlo, soprattutto se le condizioni cliniche sono cambiate.
Tempistiche: quando deve essere raccolta la volontà del paziente
Non esiste un termine fisso stabilito dalla legge entro cui il consenso informato deve essere acquisito. Tuttavia, la giurisprudenza e la prassi medica concordano su un principio: il consenso deve essere raccolto in un momento che consenta al paziente di riflettere in modo adeguato.
Firmare un modulo pochi minuti prima di un intervento complesso, senza aver avuto il tempo di comprendere e valutare le informazioni ricevute, può rendere il consenso invalido. Il paziente deve avere la possibilità concreta di porre domande, chiarire dubbi e, se necessario, confrontarsi con familiari o altri professionisti.
Il fattore tempo è quindi strettamente collegato alla qualità dell’informazione. In alcuni casi, soprattutto per trattamenti programmati, è opportuno che l’informativa venga fornita con un certo anticipo rispetto alla prestazione sanitaria, proprio per garantire una decisione realmente consapevole.
Allo stesso tempo, è importante che il consenso sia “attuale”, cioè riferito a una situazione clinica aggiornata. Se tra l’informazione e l’intervento intervengono cambiamenti rilevanti (ad esempio nuove diagnosi o diverse opzioni terapeutiche), il medico deve fornire nuove informazioni e acquisire nuovamente il consenso.
Diverso è il caso delle situazioni di urgenza, in cui non è possibile attendere. In queste circostanze, il medico può intervenire anche senza aver acquisito un consenso formale, purché ciò sia necessario per evitare un danno grave e immediato alla persona.
Consenso informato nei casi particolari: minori, incapaci e urgenza
La disciplina del consenso informato presenta alcune specificità quando il paziente non è pienamente capace di esprimere una volontà autonoma. In questi casi, la legge individua soggetti diversi chiamati a prendere decisioni nell’interesse della persona, pur mantenendo, ove possibile, il coinvolgimento diretto dell’interessato.
Per quanto riguarda i minori, il consenso è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore. Tuttavia, il minore deve essere informato in modo adeguato alla sua età e maturità, così da partecipare, per quanto possibile, alle decisioni che lo riguardano. Nei trattamenti più rilevanti, il dissenso tra genitori può richiedere l’intervento del giudice tutelare.
Nel caso di persone maggiorenni incapaci, come gli interdetti o i soggetti assistiti da amministratore di sostegno, il consenso è espresso dal rappresentante legale nei limiti dei poteri attribuiti. Anche in queste situazioni, il medico è tenuto a coinvolgere il paziente, compatibilmente con le sue condizioni.
Le situazioni relative alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) meritano una trattazione autonoma, poiché riguardano la possibilità di esprimere anticipatamente le proprie volontà per il caso di futura incapacità.
Infine, nei casi di emergenza o urgenza, quando il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà e vi è un pericolo grave e immediato, il medico può intervenire senza consenso, nel rispetto del principio dello stato di necessità. Superata la fase critica, torna necessario acquisire il consenso per i trattamenti successivi.
Privacy, cartella clinica e gestione dei dati sanitari
Il consenso informato si collega strettamente alla tutela della privacy, soprattutto quando vengono trattati dati relativi alla salute della persona. Tali informazioni rientrano infatti tra le categorie di dati personali maggiormente protette dalla normativa europea e nazionale.
È importante distinguere due aspetti che nella pratica vengono spesso confusi:
- consenso informato al trattamento sanitario, che riguarda la legittimità dell'attività medica;
- consenso al trattamento dei dati personali, che riguarda la raccolta, la conservazione e l'utilizzo delle informazioni sanitarie.
Si tratta di strumenti differenti, anche se frequentemente vengono acquisiti nello stesso contesto assistenziale.
Dal punto di vista operativo, il consenso informato deve essere documentato all'interno della cartella clinica o del fascicolo sanitario elettronico. La documentazione svolge una funzione particolarmente importante perché consente di ricostruire il percorso decisionale del paziente e le informazioni che gli sono state fornite.
La cartella clinica dovrebbe contenere:
- il consenso espresso dal paziente;
- l'eventuale rifiuto del trattamento;
- la documentazione dell'attività informativa svolta;
- eventuali revoche o modifiche della volontà precedentemente manifestata.
Quando il consenso viene espresso oralmente, è opportuno che il professionista sanitario ne dia adeguata evidenza nella documentazione clinica, indicando le modalità con cui l'informazione è stata fornita.
Un'attenzione particolare deve essere riservata anche alla gestione dei dati sanitari, che possono essere consultati esclusivamente da soggetti autorizzati e per finalità previste dalla legge. L'utilizzo improprio delle informazioni contenute nella documentazione sanitaria può infatti comportare responsabilità e sanzioni rilevanti.
Le Disposizioni Anticipate di Trattamento e il rapporto con il consenso informato
Il consenso informato non riguarda soltanto le decisioni che il paziente assume nel presente. La Legge n. 219/2017 consente infatti di esprimere anticipatamente le proprie volontà attraverso le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).
Le DAT permettono a una persona maggiorenne e capace di indicare in anticipo le proprie scelte in materia sanitaria per il caso in cui, in futuro, non sia più in grado di esprimere una volontà consapevole.
Attraverso questo strumento è possibile:
- indicare le proprie preferenze sui trattamenti sanitari;
- esprimere orientamenti rispetto a future cure e accertamenti;
- nominare un fiduciario che rappresenti il paziente nei rapporti con i medici.
Le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) costituiscono una naturale estensione del principio di autodeterminazione, poiché consentono alla persona di mantenere un ruolo attivo nelle decisioni che riguardano la propria salute anche in una situazione di futura incapacità.
Per questo motivo il consenso informato e le DAT rappresentano strumenti complementari, entrambi finalizzati a garantire il rispetto della volontà della persona nel percorso di cura.
Tutela della persona e responsabilità medica
Il consenso informato rappresenta oggi uno dei principali strumenti di tutela della persona nell'ambito sanitario. La sua assenza non costituisce una semplice irregolarità formale, ma può incidere direttamente sulla legittimità del trattamento e determinare conseguenze rilevanti sotto il profilo della responsabilità medica.
Le controversie in materia di consenso informato non riguardano necessariamente errori nell'esecuzione dell'intervento o della terapia. In molti casi il paziente contesta di non avere ricevuto informazioni sufficienti sui rischi del trattamento, sulle possibili complicanze o sulle alternative terapeutiche disponibili.
Tra le situazioni che più frequentemente danno origine a contestazioni vi sono:
- informazioni incomplete o poco chiare;
- mancata comunicazione dei rischi prevedibili;
- assenza di indicazioni sulle possibili alternative terapeutiche;
- carenze nella documentazione del percorso informativo.
In caso di contenzioso, assume particolare rilievo la documentazione sanitaria. La cartella clinica, i moduli di consenso e le annotazioni effettuate dal personale sanitario possono risultare determinanti per ricostruire le informazioni fornite al paziente prima del trattamento.
Un aspetto centrale riguarda l'onere della prova. La struttura sanitaria e il medico devono essere in grado di dimostrare di avere fornito un'informazione completa, comprensibile e adeguata al caso concreto e di avere acquisito un consenso valido. Per questo motivo la corretta documentazione del percorso informativo rappresenta una tutela sia per il paziente sia per il professionista sanitario.
La violazione degli obblighi relativi al consenso informato può comportare conseguenze risarcitorie anche quando il trattamento sia stato eseguito correttamente dal punto di vista tecnico. In tali situazioni il danno può derivare dalla lesione del diritto all'autodeterminazione, cioè dalla perdita della possibilità di scegliere in modo libero e consapevole se sottoporsi o meno al trattamento proposto.
Per il paziente, il consenso informato rappresenta una concreta garanzia di libertà decisionale; per il medico costituisce un obbligo giuridico fondamentale e, al tempo stesso, uno strumento di tutela, purché venga acquisito e documentato in modo corretto. In presenza di dubbi sulla validità del consenso o di possibili responsabilità sanitarie, può essere utile richiedere una valutazione legale del caso concreto.
In presenza di dubbi, situazioni complesse o possibili responsabilità, è opportuno rivolgersi a un avvocato esperto in diritto sanitario, in grado di valutare il caso concreto e fornire assistenza qualificata.
Articolo redatto da Avv. Prof. Marco Ticozzi – Studio Legale a Padova, Mestre Venezia e Treviso.
Se desideri una consulenza legale, puoi contattare i recapiti dello studio presenti nella pagina.
FAQ su consenso informato
Cosa significa consenso informato?
È l’autorizzazione libera e consapevole che il paziente esprime dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie su un trattamento sanitario, inclusi rischi, benefici e alternative.
Quando è obbligatorio il consenso informato?
È richiesto per qualsiasi trattamento sanitario, salvo i casi previsti dalla legge come le emergenze o i trattamenti sanitari obbligatori.
Quanto tempo prima deve essere firmato il consenso informato?
Non esiste un termine fisso, ma deve essere raccolto con un anticipo sufficiente a permettere al paziente di comprendere e valutare la decisione.
Come si fa il consenso informato?
Attraverso un processo di informazione e dialogo tra medico e paziente, seguito dalla manifestazione di volontà che può essere scritta, orale o documentata con altri strumenti.
Il consenso informato deve essere sempre scritto?
No, può essere anche orale, ma deve sempre essere documentato nella cartella clinica o nel fascicolo sanitario.
Si può revocare il consenso informato?
Sì, il paziente può revocarlo in qualsiasi momento, anche dopo aver inizialmente accettato il trattamento.
Cosa succede senza consenso informato?
Il trattamento può essere considerato illecito e il medico può essere chiamato a rispondere civilmente o, in alcuni casi, penalmente.
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