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Assegno unico 2026: regole, importi aumentati e fino a che età spetta

7 febbraio 2026

Cos’è l’assegno unico 2026 e quali sono gli aumenti degli importi aggiornati? Nel 2026 l’assegno unico continua a rappresentare il principale sostegno economico per le famiglie con figli a carico, ma con importi dell’assegno unico 2026 rivalutati e nuove soglie ISEE che incidono sull’importo mensile spettante. L’importo dell’assegno unico 2026 varia in base alla situazione economica del nucleo, al numero dei figli e alla loro età, ed è riconosciuto anche in assenza di ISEE, seppure nella misura minima. Per assegno unico gennaio 2026 continuano ad applicarsi gli effetti dell’ISEE valido al 31 dicembre 2025, mentre gli importi rivalutati e aumentati trovano applicazione dalle mensilità successive, con eventuali conguagli riconosciuti a partire da marzo. La guida chiarisce requisiti, importi e durata del beneficio. In allegato alla presente pagina è disponibile anche la tabella ufficiale della circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026, con gli importi dell’assegno unico 2026 suddivisi per ISEE e tipologia di nucleo familiare.

Assegno unico universale importi 2026 fino a che età spetta

Cos’è l’assegno unico e universale

L’assegno unico e universale per i figli a carico è una misura economica introdotta con il decreto legislativo n. 230 del 2021, in attuazione della legge delega n. 46/2021, per semplificare e unificare i precedenti strumenti di sostegno alla genitorialità. È “unico” perché sostituisce numerosi bonus e detrazioni (come il bonus bebè o l’assegno familiare per figli), ed è “universale” in quanto destinato a tutte le famiglie con figli a carico, indipendentemente dalla categoria lavorativa dei genitori: lavoratori dipendenti, autonomi, disoccupati o pensionati.

La prestazione viene corrisposta mensilmente dall’INPS e copre un periodo compreso tra marzo di ciascun anno e febbraio dell’anno successivo. L’importo varia a seconda dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE), dell’età dei figli e della presenza di eventuali disabilità. L’accesso non è condizionato al reddito: anche in assenza di ISEE, la famiglia ha diritto a un importo minimo garantito.

Dal 1° marzo 2022 l’assegno unico rappresenta il perno del sistema di sostegno familiare in Italia. Le sue finalità principali sono due: agevolare le spese di mantenimento dei figli e incentivare la natalità attraverso un contributo stabile, proporzionato e progressivo. È una misura che non distingue più tra lavoratori pubblici, privati o autonomi e che, in virtù della sua universalità, ha segnato una svolta nel diritto previdenziale familiare.

Requisiti dei beneficiari e condizioni per ottenere il beneficio

L’assegno è riconosciuto ai nuclei familiari in cui ricorrono i requisiti di cittadinanza, residenza e responsabilità genitoriale stabiliti dall’art. 3 del d.lgs. 230/2021. Il richiedente deve essere cittadino italiano o europeo (o familiare con diritto di soggiorno) oppure cittadino extracomunitario in possesso di permesso di soggiorno UE di lungo periodo o di permesso unico di lavoro di durata superiore a sei mesi. In ogni caso, deve essere soggetto al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia e residente nel territorio nazionale da almeno due anni, anche non continuativi.

Il beneficio può essere richiesto da uno dei due genitori che esercitano la responsabilità genitoriale, indipendentemente dalla convivenza con il figlio, oppure dal tutore legale. La domanda è valida anche se presentata dal figlio diventato maggiorenne, che può chiedere di ricevere direttamente la propria quota.

Tra i requisiti soggettivi vi è la presenza di figli a carico, inclusi i nuovi nati dal settimo mese di gravidanza. Il diritto spetta per ogni figlio minorenne e, in determinati casi, anche per i maggiorenni fino al compimento dei 21 anni. Per i figli con disabilità non esistono limiti di età. La platea dei destinatari è dunque ampia: l’assegno riguarda lavoratori dipendenti, autonomi, disoccupati, pensionati e anche nuclei senza reddito. Ciò rende la misura effettivamente “universale” nel senso più concreto del termine.

Assegno unico 2026: fino a che età spetta e si può ricevere

L’assegno spetta fino al compimento dei 21 anni del figlio, ma solo se vengono rispettate alcune condizioni stabilite dal legislatore. La ratio è quella di sostenere i giovani ancora in formazione o inseriti in percorsi di inserimento lavorativo. Pertanto, il beneficio continua oltre la maggiore età solo se il figlio:

  • frequenta un corso di formazione scolastica o universitaria;
  • svolge un tirocinio o un’attività lavorativa con reddito complessivo inferiore a 8.000 euro annui;
  • è registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso i centri per l’impiego;
  • oppure presta servizio civile universale.

Oltre i 21 anni, il diritto cessa automaticamente, salvo il caso di figli con disabilità, per i quali non esistono limiti di età.

Si considerano a carico i figli inclusi nel nucleo familiare ai fini ISEE. In mancanza di ISEE, la composizione è autodichiarata nella domanda. Per i figli maggiorenni che non convivono con i genitori ma risultano fiscalmente a carico, la legge prevede un meccanismo di “attrazione” nel nucleo dei genitori, purché non siano coniugati e non abbiano figli propri. La normativa (art. 1 e 2 d.lgs. 230/2021) precisa inoltre che il limite di reddito di 8.000 euro non si applica ai figli disabili, riconoscendo così una tutela rafforzata a chi si trova in una condizione di particolare fragilità.

Importi aumentati e aggiornati 2026 e fasce ISEE

Con l’inizio del 2026, l’assegno unico INPS è stato oggetto dell’ordinario aggiornamento annuale legato all’andamento dell’inflazione. La rivalutazione, pari all’1,4%, riguarda sia gli importi mensili sia le soglie ISEE che determinano l’accesso alle diverse fasce del beneficio. La struttura della misura resta quella prevista dal d.lgs. 230/2021: l’importo diminuisce progressivamente all’aumentare dell’ISEE, ma viene comunque garantita una quota base anche in assenza dell’indicatore.

Nel 2026, l’importo massimo dell’assegno unico per ciascun figlio minorenne sale a circa 203,80 euro mensili per i nuclei con ISEE fino a 17.468,51 euro. All’estremo opposto, per chi ha un ISEE superiore alle soglie massime oppure non presenta alcuna attestazione, l’importo minimo riconosciuto è pari a circa 58–59 euro al mese. Le soglie più alte, oltre le quali si applica la misura minima, si collocano attorno ai 46.200–46.500 euro, a seconda degli arrotondamenti applicati dall’INPS.

Come già avveniva nel 2025, anche nel 2026 agli importi base si aggiungono le maggiorazioni previste per situazioni specifiche: figli successivi al secondo, nuclei numerosi, figli con disabilità, genitori entrambi lavoratori o madri di età inferiore a 21 anni. Le cifre pubblicate dall’INPS rappresentano valori teorici massimi: l’importo effettivamente accreditato dipende sempre dalla combinazione tra ISEE, composizione del nucleo ed età dei figli.

Gli importi mensili dell’assegno unico 2026, differenziati per fasce ISEE, età dei figli e maggiorazioni, sono quelli indicati nella tabella ufficiale allegata alla circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026 che si trova tra gli allegati alla presente pagina.

Nuovo ISEE: criteri di calcolo più favorevoli per le famiglie

Una delle principali novità del 2026 riguarda il calcolo dell’ISEE, che incide direttamente anche sull’assegno unico. La legge di Bilancio ha introdotto un indicatore più favorevole per le prestazioni familiari e di inclusione sociale, come confermato dall’INPS con il Messaggio n. 102 del 12 gennaio 2026. Il nuovo ISEE si applica, tra le altre misure, proprio all’assegno unico e universale per i figli a carico.

L’intervento più rilevante riguarda la franchigia sull’abitazione principale, che viene innalzata a 91.500 euro per la generalità dei nuclei familiari e a 120.000 euro per le famiglie residenti nei Comuni capoluogo delle Città metropolitane. A tali importi si aggiunge un incremento di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo, rendendo il valore dell’ISEE sensibilmente più basso per molte famiglie con figli.

Vengono inoltre rafforzate le maggiorazioni della scala di equivalenza in base al numero dei componenti, con un effetto particolarmente favorevole per i nuclei numerosi. In concreto, a parità di reddito e patrimonio, nel 2026 molte famiglie si collocano in una fascia ISEE più vantaggiosa rispetto al 2025, con conseguente aumento dell’importo dell’assegno unico INPS.

L’INPS ha già adeguato le proprie procedure informatiche: tutte le DSU presentate dal 1° gennaio 2026 vengono calcolate secondo i nuovi criteri, e le domande sospese vengono riesaminate automaticamente se il nuovo ISEE risulta più favorevole.

Domanda, modalità di pagamento e effetti dell’ISEE nel 2026

La domanda per l’assegno unico INPS può essere presentata in qualsiasi momento dell’anno. Per ottenere anche gli arretrati a partire dal mese di marzo, è necessario inoltrarla entro il 30 giugno; oltre tale termine, il diritto alla prestazione decorre dal mese successivo alla presentazione. Dal 1° marzo 2023 l’INPS ha introdotto il meccanismo di rinnovo automatico: chi ha già una domanda valida non deve ripresentarla ogni anno, salvo che intervengano variazioni nel nucleo familiare o nella situazione ISEE.

La richiesta può essere presentata direttamente tramite il portale INPS, accedendo con credenziali SPID, CIE o CNS, oppure attraverso gli enti di patronato. Il pagamento dell’assegno unico avviene con accredito su conto corrente bancario o postale, su libretto di risparmio o carta prepagata dotata di IBAN, oppure tramite bonifico domiciliato presso Poste Italiane.

Un aspetto centrale nel 2026 riguarda la scadenza dell’ISEE e i suoi effetti sull’importo dell’assegno. L’attestazione valida al 31 dicembre 2025 continua a produrre effetti solo per i mesi di gennaio e febbraio 2026, durante i quali l’INPS calcola l’assegno sulla base dell’ISEE dell’anno precedente, garantendo continuità nei pagamenti. A partire dal mese di marzo 2026, in assenza di una nuova DSU valida, l’assegno unico viene automaticamente erogato nella misura minima, indipendentemente dalla reale condizione economica del nucleo.

Le famiglie che presentano la DSU entro il 28 febbraio 2026 ricevono l’importo corretto già dal mese di marzo. Se l’ISEE viene attestato entro il 30 giugno 2026, l’INPS procede al ricalcolo della prestazione e riconosce gli arretrati spettanti a partire da marzo; oltre tale data, invece, si perde il diritto al recupero integrale delle somme non percepite. Alla luce delle nuove regole di calcolo introdotte nel 2026, che in molti casi risultano più favorevoli, l’aggiornamento tempestivo dell’ISEE assume un ruolo decisivo per evitare riduzioni automatiche dell’importo.

Quanto alla ripartizione tra i genitori, l’articolo 6, comma 4, del d.lgs. 230/2021 stabilisce che l’assegno unico spetti in parti uguali ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale, salvo diverso accordo o provvedimento del giudice. In caso di affidamento esclusivo, il beneficio è corrisposto interamente al genitore affidatario, mentre i figli maggiorenni possono richiedere la corresponsione diretta della quota loro spettante. Il pagamento segue un calendario mensile predisposto dall’INPS, generalmente collocato nella seconda metà del mese successivo a quello di competenza.

Assegno unico e genitori separati: come viene suddiviso

In caso di separazione o divorzio, l’assegno unico universale viene normalmente diviso in parti uguali tra i genitori. L’articolo 6, comma 4, del d.lgs. 230/2021 stabilisce infatti che, in mancanza di un accordo, il contributo sia corrisposto in pari misura ai genitori che esercitano la responsabilità genitoriale.

Tuttavia, la normativa e la prassi INPS prevedono eccezioni. Nel caso di affidamento esclusivo, l’assegno spetta interamente al genitore affidatario, cioè colui che vive stabilmente con il figlio. Questo principio è confermato dalla Circolare INPS n. 23 del 9 febbraio 2022, secondo cui l’assegno “è corrisposto al genitore affidatario in caso di affidamento esclusivo”.

In presenza di affidamento condiviso, la regola resta la ripartizione 50/50, ma il giudice può disporre il pagamento integrale a uno dei due genitori, se il minore risiede prevalentemente con quest’ultimo (genitore collocatario). La Corte di Cassazione, ordinanza n. 4672 del 22 febbraio 2025, ha confermato questa possibilità, riconoscendo che l’attribuzione totale al genitore collocatario risponde al principio del “migliore interesse del minore” e semplifica la gestione del beneficio economico.

Infine, il giudice può tenere conto dell’importo dell’assegno unico nella determinazione o revisione dell’assegno di mantenimento, al fine di evitare duplicazioni e garantire una ripartizione equilibrata degli oneri di cura e sostegno del figlio. In ogni caso, anche se l’assegno è percepito da un solo genitore, resta vincolato a un uso esclusivo a beneficio del minore.

Le misure sostituite dal nuovo beneficio familiare

L’introduzione dell’assegno unico e universale ha rappresentato una vera riforma strutturale del sistema di aiuti alle famiglie. Prima della sua entrata in vigore (1° marzo 2022), il panorama era frammentato: esistevano molteplici prestazioni, ciascuna con requisiti e regole differenti. Con il decreto legislativo n. 230/2021, il legislatore ha scelto di riunificare queste misure, superando una logica di categoria e creando un’unica forma di sostegno accessibile a tutti i genitori.

Sono state quindi abrogate o sostituite diverse provvidenze:

  • il bonus bebè (assegno di natalità);
  • il premio alla nascita o “bonus mamma domani”;
  • l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;
  • le detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni;
  • gli assegni familiari e gli ANF per nuclei con figli.

Permangono invece in vigore altri aiuti, come il bonus asilo nido, compatibile con l’assegno unico. Restano inoltre attivi, per i nuclei senza figli, gli assegni familiari destinati a coniugi, fratelli, sorelle o nipoti nei casi previsti dal d.l. 69/1988, convertito in legge 153/1988.

Questa semplificazione ha avuto due effetti principali. Da un lato, ha reso più semplice per le famiglie comprendere a quale sostegno abbiano diritto. Dall’altro, ha favorito un modello di welfare più inclusivo, capace di coprire anche chi, in passato, restava escluso dai benefici per ragioni di categoria o di reddito.

Conclusione

L’assegno unico universale ha cambiato il modo in cui lo Stato italiano sostiene la genitorialità. È una misura che valorizza la responsabilità familiare, garantendo un contributo economico proporzionato e continuativo a tutte le famiglie con figli a carico. La possibilità di accedervi indipendentemente dalla condizione lavorativa, unita alla progressività legata all’ISEE, ha introdotto un principio di equità reale.

Con gli aggiornamenti del 2026, l’assegno mantiene la sua struttura ma adegua gli importi al costo della vita, introducendo maggiorazioni per nuclei numerosi e per i figli con disabilità. Un sistema, dunque, in costante evoluzione, che si propone di coniugare semplificazione, equità e sostegno alla natalità.

Se nel proprio caso sorgono dubbi su requisiti, ripartizione tra genitori o compatibilità con altre prestazioni, è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista esperto in diritto previdenziale o di famiglia, in grado di verificare la situazione concreta e orientare verso la soluzione più vantaggiosa.

FAQ sull’assegno unico 2026

1. Cos’è l’assegno unico INPS e come funziona nel 2026?

L’assegno unico e universale è un contributo mensile erogato dall’INPS alle famiglie con figli a carico. Nel 2026 la struttura della misura resta invariata, ma sono stati aggiornati importi, soglie ISEE e criteri di calcolo, rendendo in molti casi l’assegno più favorevole. L’importo dipende dall’ISEE, dal numero dei figli, dalla loro età e dall’eventuale presenza di disabilità.

2. Fino a che età spetta l’assegno unico?

L’assegno unico spetta per tutti i figli minorenni e, a determinate condizioni, anche per i figli maggiorenni fino al compimento dei 21 anni. Dopo i 18 anni, il beneficio continua solo se il figlio studia, svolge un tirocinio o un’attività lavorativa con reddito inferiore a 8.000 euro annui, è disoccupato iscritto ai centri per l’impiego oppure presta servizio civile universale. Per i figli con disabilità non sono previsti limiti di età.

3. Quali sono gli importi dell’assegno unico nel 2026?

Nel 2026 l’importo dell’assegno unico varia in base all’ISEE. La misura massima è pari a circa 203,80 euro al mese per ciascun figlio minorenne per i nuclei con ISEE fino a 17.468,51 euro. L’importo minimo, riconosciuto a chi ha un ISEE elevato o non presenta l’indicatore, è pari a circa 58–59 euro mensili. A queste somme si aggiungono eventuali maggiorazioni per famiglie numerose, figli con disabilità o genitori entrambi lavoratori.

4. È obbligatorio presentare l’ISEE per ottenere l’assegno unico?

No, l’ISEE non è obbligatorio per ricevere l’assegno unico INPS. Tuttavia, in assenza di un ISEE valido, l’INPS eroga automaticamente l’assegno nella misura minima. Presentare una DSU aggiornata consente invece di ottenere l’importo corretto e, nel 2026, di beneficiare delle nuove regole di calcolo più favorevoli per le famiglie con figli.

5. Cosa succede se non rinnovo l’ISEE nel 2026?

L’ISEE valido al 31 dicembre 2025 continua a essere utilizzato solo per i mesi di gennaio e febbraio 2026. Dal mese di marzo 2026, in assenza di una nuova DSU, l’assegno unico viene pagato nella misura minima. Se l’ISEE viene presentato entro il 30 giugno 2026, l’INPS ricalcola l’importo e riconosce gli arretrati spettanti da marzo; oltre tale termine, gli arretrati non sono più recuperabili integralmente.

6. È necessario presentare la domanda ogni anno?

No. Dal 2023 l’INPS ha previsto il rinnovo automatico dell’assegno unico per chi ha già una domanda valida. Non è quindi necessario ripresentare la domanda ogni anno, salvo che intervengano variazioni nel nucleo familiare o nella situazione ISEE. Resta comunque fondamentale aggiornare annualmente la DSU per evitare la riduzione dell’importo.

7. L’assegno unico è compatibile con altre prestazioni?

Sì. L’assegno unico è compatibile con altre misure di sostegno, come il bonus asilo nido, l’Assegno di inclusione (ADI) e altri bonus regionali o comunali. Non concorre inoltre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF, trattandosi di una prestazione assistenziale.

8. Cosa cambia rispetto all’assegno unico 2025?

Rispetto all’assegno unico 2025, nel 2026 sono stati rivalutati gli importi e le soglie ISEE e sono entrate in vigore nuove modalità di calcolo dell’indicatore, più favorevoli per le famiglie con figli. La struttura della misura e i requisiti restano invece invariati, garantendo continuità nel sostegno economico.

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Marco Ticozzi Avvocato Venezia

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